Recensioni

Blink 182 – California

2016 - BMG
punk rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.Cynical
2.Bored To Death
3.She's Out Of Her Mind
4.Los Angeles
5.Sober
6.Built This Pool
7.No Future
8.Home Is Such A Lonely Place
9.Kings Of The Weekend
10.Teenage Satellites
11.Left Alone
12.Rabbit Hole
13.San Diego
14.The Only Thing That Matters
15.California
16.Brohemian Rhapsody

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Siamo assolutamente certi, nel 2016, di volerci sorbire UN ALTRO disco dei Blink 182? Onestamente NO. Sarebbe fin troppo facile dire “fanno cagare”, anche se sarebbe la cruda verità (e non cominciate con la manfrina “ma Travis Barker è un batterista pazzesco” perché non attacca, lo è, ma suona solo puttanate), e mi porterebbe a chiudere qui la recensione. Se a 16 anni puoi sorbirti la peggio merda e prenderla per buona, con la giusta predisposizione alla risata facile trainata da un bel “I wanna fuck your dog in the ass/I wanna fuck your mom in the ass” e così via (nel loro piccolo i 182 hanno infilato una serie di anthem, e dischi, davvero godibili nel panorama dell’ignoranza fine a se stessa), a 30 se ti emozioni per questo pattume è perché hai dei seri problemi con la nostalgia. Ma ormai, si sa, questa sensazione canaglia, è un trend. Tornano tutte quelle band che sarebbero dovute implodere senza lasciar una rimarcabile traccia nella già nutrita (di immondizia) storia della musica contemporanea e, di norma, lo fanno con un bel disco che non userei neanche come sottobicchiere. L’elenco, nel mio vissuto personale, inizierebbe coi Korn (che, PURTROPPO, non se ne sono mai andati) e finirebbe proprio coi Blink.

Fuori Tom DeLonge, che non può più permettersi di perdere tempo con estenuanti tour mondiali perché deve correre dietro agli alieni (ciò non gli ha impedito di espettorare un bel grumo di catarro verde sotto forma di nuovo EP degli Angels & Airwaves), e dentro Matt Skiba, già frontman degli Alkaline Trio che, al di là dei gusti personali, non eran niente male, nel marasma orripilante del genere, ben inteso. Cambiamenti effettivi? NESSUNO. Perché chiederselo? Va da sé che un disco che si chiama “California” (che se lo scarichi su iTunes finisce dritto dritto al fianco dei Mr. Bungle, tanto per gradire) e si presenta con una copertina che mischia rimandi ai Misfits, stronzate rockabilly anni ’50 e fumettismo assortito già mostra tutte le carte in tavola, e sono tutti due di picche. Infatti il titolo dovrebbe essere “Nostalgia” e il suo futuro (nonché il giusto posto per un prodotto di questo tipo) è nei link di fanboys/girls intitolati “ma che ne sanno i 2000”. Poi arriva la musica, perché c’è anche quella, sfortunatamente, ed è tutto un palleggiarsi i testicoli tra richiami all’hardcore da veri duri, che oggi si trastullano la minchia con ritorni in pompa magna dei gruppi dei “loro tempi”, pronti anche loro alla fatidica “canaglite cronica”, (“Cynical”), testi che parlano di me nel preciso istante in cui ascolto questa farsa (“Bored To Death”, in cui il tiepido tentativo di tirare fuori una “Adam Song pt.II” sfuma tutto in uno sbadiglio moscio quasi quanto il brano stesso), scariche di arpeggi inutili, per non dimenticare l’assenza dell’alienologo DeLonge che detiene il marchio di fabbrica (“She’s Out Of Her Mind” che ci delizia con sproloqui, scritti da quarantenni con la sindrome si Peter Pan, su donnine vestite da vere alternative matte, accidenti, che deliziosa badilata di sterco), sintomi synth degni della peggio merda EDM in circolazione oggi, puntualmente inframezzati dalla giusta dose rockettara che non si sa mai (“Los Angeles” è, senza mezzi termini, una porcheria che spero di dimenticare entro 10 secondi dall’ascolto, imbarazzanti i “clap” di “Sober” che di sobrio non ha davvero un cazzo), ridicole ballate a cui preferirei un calcio ben assestato dove fa più male (avanti con la title-track, a tutti gli effetti una delle canzoni più brutte che io abbia mai sentito finora, e dire che sono 15 anni che ogni anno, o quasi, i Green Day sfornano una nuova minchiata, o anche la ributtante “Home Is Such A Lonely Place”, detto da gente che avrà attorno le peggio cagne ogni santo giorno), anthem sui sabati sera che a noi possono al massimo ricordare gli 883 (“Kings Of The Weekend”) e via dicendo, perché ‘sto supplizio dura 16 brani, e vien voglia di darsi alla macchia ben prima.

Dobbiamo tirare le somme? Detto fatto: “California” fa schifo, in tutta la sua superproduzione e nella veste di “album che ci ricorda degli anni in cui ci masturbavamo guardando MTV”. Ah, scusate se non sono stato molto attento alla tecnica e mi son lasciato andare a scurrilità di vario tipo, se siete veri fan dei Blink 182 questi due fattori non dovrebbero costituire un gran problema.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

www.impattosonoro.it utilizza i cookies per offrirti un´esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l´impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Scoprine di più | Chiudi