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Kvelertak – Nattersferd

2016 - Roadrunner Records
heavy metal / black

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Tracklist

1.Dendrofil for Yggdrasil
2.1985
3.Nattesferd
4.Svartmesse
5.Bronsegud
6.Ondskapens Galakse
7.Berserkr
8.Heksebrann
9.Nekrodamus

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A tre anni da “Meir” e dalla sbornia dell’ambito premio norvegese Spellemannprisen, i Kvelertak sono tornati con “Nattesferd”, terzo capitolo di una carriera sempre più in rampa di lancio. L’ultima fatica discografica dei Kvelertak presenta importanti differenze rispetto alla precedente, rischiando di scontentare in maniera definitiva chi dei Kvelertak si era innamorato con l’omonimo album di debutto. Se già tre anni fa gli appassionati del genere si erano divisi, nonostante il responso favorevole della critica, oggi rischia di accadere esattamente lo stesso.

Nonostante la buona partenza col black melodico di “Dendrofil For Yggdrasil”, il disco spiazza già con quel “1985” che segna un inatteso passaggio verso sonorità retrò, con suoni che si addolciscono fino a varcare il confine del rock e con uno scream che conserva tutta la tradizionale cattiveria dei Kvelertak. Va decisamente meglio con una titletrack camaleontica, il cui sound è vicino al metal di qualche decennio fa prima di trasformarsi in una forma complessa di punk e lasciar spazio a un lungo e piacevole assolo. È “Bronsegud” a prendersi, con ogni probabilità, la palma di migliore in scaletta: è il pezzo capace di metter d’accordo gli appassionati del genere e di tenere stretti i fan di vecchia data. Sporco e cattivo, corretto pochissimo in fase di produzione e tirato dall’inizio alla fine, mantiene un carico d’adrenalina impressionante, la stessa che scema un po’ nella seconda parte dell’opera, dove sono condensati gli esempi dell’evoluzione del sound della band norvegese. “Ondskapens Galakse” e “Nekrodamus” non sono due brani malvagi, ma non è semplice sentirli dei Kvertelak: sono più lenti e permeati da un’atmosfera a tratti epica che prevale sul tradizionale piglio incendiario della band. “Berserkr”, invece, è una buonissima divagazione in ambito speed metal, prima di una chiosa un po’ oscura.

Il nuovo disco dei norvegesi non mostra lacune sul piano tecnico, ma fotografa i nuovi Kvelertak: staranno pur viaggiando verso la loro maturità artistica, ma il cambiamento in termini di sonorità stride con il passato e non risulta semplicissimo da digerire.

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