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Inquisition – Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith

2016 - Season Of Mist
black metal

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Tracklist

1.Intro: The Force Before Darkness
2.From Chaos They Came
3.Wings Of Anu
4.Vortex From The Celestial Flying Throne Of Storms
5.A Black Aeon Shall Cleanse
6.The Flames Of Infinite Blackness Before Creation
7.Mystical Blood
8.Through The Divine Spirit Of Satan A Glorious Universe Is Known
9.Bloodshed Across The Empyrean Altar Beyond The Celestial Zenith
10.Power From The Center Of The Cosmic Black Spiral
11.A Magnificent Crypt Of Stars
12.Outro: The Invocation Of The Absolute, The All, The Satan
13.Coda: Hymn to the Cosmic Zenith

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Leggevo in questi giorni un’ interessante intervista a Jeff Walker dei Carcass che diceva, parlando dei Deafheaven: “…to me at least makes more sense to a European than Americans standing in the woods in corpse paint with a toffee hammer ‘round their necks trying to be all necro!“

Che abbia ragione o meno (e tutti i torti non glieli si può dare in effetti) fortunatamente ci sono gruppi che questa cosa l’hanno capita. Tra questi ci sono sicuramente i colombiani (anche se dal 1996 trasferiti in pianta stabile in quel di Seattle) Inquisition, una delle band più longeve del panorama metal sudamericano. Il duo ha infatti sempre cercato di affiancare ad una immagine tipicamente black-metal, un sound meno freddo e glaciale e una poetica e che poco ha a che vedere con foreste, troll, rune, e martelli di Thor vari, avvicinandosi più ad un immaginario Lovercraftiano fatto di imperscrutabili divinità cosmiche che non a quelle che abitano il Valhalla.

Cosa ci si aspetta quindi dal nuovo disco di Dagon e Incubus?
Innanzitutto un titolo lunghissimo e impossibile da memorizzare, e quello c’è eccome.
Allo stesso modo, la musica, non ha subito cambiamenti di sorta (e ci mancherebbe altro, visto il crescente e recente successo della band con il precedente “Obscure Verses for The Multiverse”) guadagnando una produzione molto più pulita e cristallina (persino troppo se devo essere sincero).
Ritroviamo infatti tutte le caratteristiche della band, ovvero le chitarre ipnotiche e dissonanti unite alla voce roca e monotona di chiara scuola Immortal (ri-ascoltatevi Battles in The North, poi mi direte) e l’alternanza di brani veloci e compatti e altri più atmosferici.
Tra i momenti da segnalare spiccano la lenta “The Flames of Infinite Blackness Before Creation”, dal riffing molto suggestivo, la già conosciuta “Wings of Anu” più sbilenca, contorta e dalla forte influenza death-metal e i tre minuti e mezzo di “Mystical Blood”, pezzo diretto e senza fronzoli. La band però nei restanti brani risulta fin troppo simile a se stessa e a volte si ha come l’impressione di stare ascoltando un disco a caso della loro discografia.

Che questa sorta di immobilismo sonoro sia dovuto ad una grande personalità o sia un limite intrinseco alla band non lo sappiamo, anche perché gli Inquisition ci hanno ampiamente dimostrato che sanno scrivere dischi interessanti.
Quello che so è che ho fatto quasi fatica ad arrivare alla fine del disco, ma è probabile che mi sbagli e che la vecchiaia stia prendendo il sopravvento. Ora però, nel frattempo, rimetto su “Ominous Doctrines Of The Perpetual Mystical Macrocosmos”).

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