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ScHoolboy Q – Blank Face LP

2016 - Top Dawg Entertainment
hip-hop

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Tracklist

    1. TorcH
    2. Lord Have Mercy
    3. THat Part ft. Kanye West
    4. Groovy Tony/Eddie Kane ft. Jadakiss
    5. Kno Ya Wrong ft. Lance Skiiiwalker
    6. Ride Out ft. Vince Staples
    7. WHateva U Want ft. Candice Pillay
    8. By Any Means
    9. Dope Dealer ft. E-40
    10. JoHn Muir
    11. Big Body ft. Tha Dogg Pound
    12. Neva CHange ft. SZA
    13. Str8 Ballin
    14. Black THougHts
    15. Blank Face ft. Anderson .Paak
    16. Overtime ft. Miguel and Justine Skye
    17. Tookie Knows II ft. Traffic & TF

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Avete mai visto “Mr. Nice”, il lungometraggio tratto dalle memorie del narcotrafficante Howard Marks? Beh, in una scena in cui si appresta a valutare una partita di hashish, il protagonista se ne esce con testuali parole: “ Devo dire che è fantastico o devo dire che non è male? Dico che vale ogni penny o dico che è merda di cammello e che avrebbero dovuto propormi qualcosa di meglio?”. Ecco, grosso modo, questo è il tenore dei dubbi che mi hanno accompagnato durante gli ascolti di “Blank Face LP” di ScHoolboy Q. Il quale con questa sua ultima fatica, riconferma quanto già emerso nei suoi precedenti lavori: stile ed attitudine da vendere, delivery sciolta, invidiabile capacità di adattamento a qualunque tipo di produzione ma, purtroppo, originalità col contagocce.

La fedeltà alla triade money/pussy/ niggaz è il filo conduttore di tutto l’album, anche se in realtà, non è affatto la ristrettezza tematica ad appesantirne l’ascolto. Lo è semmai allungare il minutaggio ponendo spesso in fondo alle tracce cantati abbastanza fini a sé stessi, finendo per annacquare una minestra altrimenti decisamente sapida e invitante. Problema che si palesa fin dall’iniziale “TorcH”, dove su di una base rockeggiante, assai ben prodotta dalla coppia Nez e Rio, lo scolaretto dà lezioni di flow a tutta la concorrenza. Salvo poi perdersi in quasi due minuti di sparate ignoranti e canticchiamenti insipidi, resi ancora più fastidiosi da un uso massiccio di effetti sulla voce. Discorso inverso invece, per l’immediatamente successiva “Lord Have Mercy”. Swizz Beatz finalmente mette vie le tastierine anni ’80 e va a scovare un campione di Donald Byrd altamente evocativo, con evidenti rimandi a quegli spirituals a loro tempo fondamentali nello sviluppo della musica nera. Sui quali il titolare del disco fornisce una prova magistrale, rappando con il dovuto trasporto “sciamanico” ed esibendosi in una performance canora decisamente più alla sua portata. Tanto che ti chiedi come sia possibile duri solo 1:44 contro gli oltre 5 minuti del singolo “THat Part”. Pezzo molto rilassato e cafone, sfacciatamente goliardico (“…style on top of style nigga, five years I’ve been rich nigga…”), che risulterebbe anche piacevole nella sua semplicità, non si venisse frastornati dall’entrata di un Kanye West più che mai inopportuno. Sorvolando su come riesca a steccare pure con l’autotune, la sua presenza può essere giustificata solo dall’hype in grado di creare il suo nome, vista la performance piatta e irritante. Inaspettatamente felice invece, risulta la presenza di Jadakiss su “Groovy Tony/Eddie Kane”, grazie anche all’ottima produzione a firma Taebeast e Dem Jointz. Il cambio di groove e la coda cantata in questo caso non diluiscono ma impreziosiscono. Questa continua alternanza di finezze e scivoloni si rivela purtroppo una costante, finendo per incidere pesantemente sul bilancio finale di un ascolto al cui termine, si ha la forte sensazione i presupposti per fare meglio ci fossero tutti. Ulteriori esempi? “Kno Ya Wrong”, ottima produzione molto soulful e nineties di Alchemist, sprecata per una performance microfonica francamente deludente e un intervento di Lance Skiiiwalker completamente inutile. “Ride Out”, rinnovata e splendida intesa tra Q e Vince Staples, mortificata da un ritornello banalotto e un tappeto sonoro piuttosto monotono.

Tra episodi riusciti fino a un certo punto (“Str8 Ballin”, beat fresco e accattivante, rap di livello ma solito cantato di cui si sarebbe fatto volentieri a meno, la title track, funky ciccionissimo su cui però Anderson .Paak molto più protagonista che comprimario finisce per risultare invadente) e meri riempitivi (“WHateva U Want” ma soprattutto “By Any Means”, insulsa), isolare gli episodi complessivamente meglio riusciti risulta alquanto dispersivo. Finendo comunque per individuarli, oltre che nelle già citate “Lord Have Mercy” e “Groovy Tony/Eddie Kane”, nella cypresshilleggiante “JoHn Muir”, nella divertente “Big Body” prodotta da Tyler The Creator e nelle reminiscenze fusion di “Black THougHts”, non a caso debitrice di un sample dei Soft Machine. Momenti da conservare gelosamente in un disco che finisce inevitabilmente per implodere su sé stesso, mettendo troppa carne al fuoco e spesso bruciandola impietosamente.

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