Recensioni

Helen Money – Become Zero

2016 - Thrill Jockey
experimental

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Every Confidence
2. Become Zero
3. Radiate
4. Blood And Bone
5. Vanished Star
6. Machine
7. Leviathan
8. Facing The Sun

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Già di per sé il violoncello è uno strumento estremamente espressivo, in grado di adattarsi ai più disparati tipi di musica con un’intensità ultraterrena, se poi a suonarlo è una musicista come Helen Money, state pur certi che il vostro cuore andrà in frantumi e le vostre orecchie non potran più farne a meno.

Dopo la spettacolare uscita a due in compagnia di madame Jarboe, Alison Chesley approda in casa Thrill Jockey (e l’avrò detto mille volte, questi non ne sbagliano una) con il suo album capolavoro, senza mezzi termini, “Become Zero”. Un disco tremendamente intenso, a tratti feroce, che si svuota e riempie di continuo, tra silenzi cosmici e rasoiate in pieno volto. La musica di Alison è viscerale e ottundente al tempo stesso e arriva dritta a toccare parti dell’anima (o del cervello, se volete) che meno vorreste venissero smosse così a fondo e con tale splendore e dovizia. Ferali dissonanze che portano in sé il sapore del black metal delle origini degli Ulver di “Radiate” si tuffano nell’infinito in un immenso soundscape di voci sintetiche e sospensioni spaziali (complice il produttore e collaboratore Will Thomas); di una violenza tribale si vestono la title track e la maligna “Leviathan” in cui il cello trova compagnia ideale nella batteria di Jason Roeder dei Neurosis (e chi meglio di lui?), da una parte un trip sensoriale, dall’altra un attacco al calor black che fa davvero male. L’alternarsi di scenari sonori ipnotici è giocoforza del disco e la dimostrazione pratica è l’incredibile “Blood And Bone”, in cui pianoforte (ad opera di Rachel Grimes) e violoncello si lanciano in inseguimenti lenti e lacrimevoli, dalla carica emotiva quasi inconcepibile che, assieme a “Vanished Star”, mostrano il lato più classico in senso stretto dell’intero lavoro mentre “Machine” e le sue folies in reverse ribaltano i concetti compositivi impregnando il tutto di ansia e attesa.

“Become Zero” è figlio del vuoto, di mancanze e viaggi iperuranici, di privazione e rinascita, sotterraneo e splendente. Elettrico ed ineccepibile, tanto che definirlo semplicemente “bello” sarebbe riduttivo. Non resta che immergersi a fondo tra le sue spire.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

www.impattosonoro.it utilizza i cookies per offrirti un´esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l´impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Scoprine di più | Chiudi