Le Confessioni, di Roberto Andò

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Scheda


In Germania si stanno per riunire i ministri dell’economia delle più importanti potenze mondiali. Gli economisti, invitati in un albergo di lusso da Daniel Roché, direttore del Fondo Monetario Internazionale, devono decidere se varare una manovra decisamente molto impopolare e che probabilmente indebolirà alcuni paesi. Fra gli invitati vi sono anche tre ospiti esterni: una scrittrice, un cantante e un monaco Italiano, padre Roberto Salus. Nel corso di una confessione Roché svela a Salus alcune possibili scelte legate al futuro del meeting, per questo il monaco diventa immediatamente mira dei dubbi di tutti gli invitati.

Il regista Roberto Andò torna a lavorare con Toni Servillo a tre anni di distanza dal precedente Viva l’Italia, film specchio delle brame di qualunque elettore dei giorni nostri che desidererebbe maggior onestà e pragmatismo da parte dei politici dell’orbe italico. Anche in questa nuova pellicola il regista originario di Palermo s’interroga sulle scelte morali che il singolo può e deve porsi prima di mettere in atto qualunque azione, lo fa mascherando il tutto da giallo psicologico e impiegando ancora una volta Servillo nel ruolo di protagonista e in una parte che egli per primo ha definito come la più complessa che abbia mai dovuto affrontare, ponendolo in quest’occasione davanti a un altro mostro sacro del cinema europeo e Francese in particolare: Daniel Auteil, anch’egli come sempre impeccabile e calato alla perfezione nel ruolo del dubbioso economista Daniel Roché, compassato ma non certo privo di slanci di inventiva.

Andò fa da subito virare la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Angelo Pasquini, verso un dramma psicologico ove ogni invitato si muove con grande precisione e studiata lentezza; facendo virare la trama a consumo e uso di una storia difficile da decifrare, una storia capace però di fare arrovellare ogni spettatore e presente nell’albergo attorno a una domanda che lentamente svela la propria soluzione sotto agli occhi di coloro che guardano il tutto dalla comoda poltrona di un cinema ovvero cosa si siano detti in realtà Roché e padre Salus nel corso della confessione che potrebbe porre la parola ‘Fine’ alle scelte economiche del pianeta.

Unico difetto di un eccellente esperimento decisamente ben riuscito, il peccare sulle ultime curve di troppo macchiettismo e di ironia fuori luogo, il tutto lasciando non pochi dubbi in merito alla figura di padre Salus, trattato alla stregua di un asceta che richiama nemmeno troppo velatamente la figura di San Francesco o del papa omonimo; ciò nonostante consigliamo la visione a chi crede ancora nei buoni sentimenti capaci di fare rinsavire i più ricchi a favore dei più deboli, anche di spirito, per tacere di un Servillo sempre piacevole da vedere sulle assi, pardon … fra le pieghe di un film. Qualunque esso sia.

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