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Bon Iver – 22, A Million

2016 - Jagjaguwar
songwriting / experimental

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Tracklist

01. 22 (OVER S∞∞N) 02. 10 d E A T h b R E a s T ⊠ ⊠ 03. 715 - CRΣΣKS 04. 33 “GOD” 05. 29 #Strafford APTS 06. 666 ʇ 07. 21 M♢♢N WATER 08. 8 (circle) 09. ____45_____ 10. 00000 Million

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Mantenere un segreto, nell’epoca della condivisione sfrenata, è un compito difficile se non praticamente impossibile. Ma a quanto pare Justin Vernon sa il fatto suo e, per nutrire la bestia telematica, e far crescere in maniera quasi febbrile le aspettative nei confronti del nuovo album dei suoi Bon Iver, fa il diavolo a quattro. Ora che “22, A Million” è fuori l’attesa viene ripagata con un colpo al cuore.

Chi, stoltamente, si aspettava qualcosa sulla stessa linea del precedente “Bon Iver, Bon Iver” dovrà arrendersi al senso di alienazione che questo disco porta racchiuso in sé. A partire dai titoli il contenuto misterico prende forma in un mosaico cubista di elettronica splendente, a cavallo di una potenza soulful da far rizzare i peli sulla nuca, ed il trittico iniziale “22 (OVER S∞∞N)”, “10 d E A T h b R E a s T ⊠ ⊠” e “715 – CRΣΣKS”, mostra un lato dal sapore quasi industriale, senz’altro umanamente disumano, tra maschere, simboli e samples. A riportarci sulla Terra ci pensa il pianoforte posto all’ingresso di “33 “GOD””, scarna incarnazione di un sintomo indie di classe superiore, ma che non lesina certo sugli elementi sintetici e la medesima cosa accade con lo splendido abisso emotivo di “666 ʇ”.

Vernon è in forma spettacolare e usa la voce con ancor più lacrimevole prepotenza di quanto non abbia fatto finora, ammantando l’album di quel qualcosa di speciale che rende unici certi dischi. Tracce della bucolica Americana dei precedenti album fa capolino nelle delicatezze di chitarra acustica in “29 #Strafford APTS”, mentre di allucinazioni elettroniche è rivestita la carezzevole gemma pop/r’n’b “8 (circle)”. A chiudere dietro di sé la porta ci pensa l’immensa ballad “00000 Million” impreziosita da un pianoforte assurdamente morbido.

Non so cosa si stia dicendo in giro (leggi “in rete”) di “22, A Million” e, onestamente, non me ne fotte niente. Per me, ad oggi, il lavoro più coraggioso e bello dei Bon Iver, senza “se”, senza “ma”, senza tanti giri di parole. Non tutti hanno le palle di cambiare rimanendo grandi.

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