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Behexen, Baptism, Myrkur: Viaggio Al Termine Della Notte #26

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“La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte”

Questa è una delle frasi più celebri del romanzo Viaggio al termine della notte, scritto da Louis-Ferdinand Céline nel 1932.
A volte, non è solo la vita a perdersi in qualche frammento della notte, ma anche la musica. Con l’avanzamento dell’era tecnologica, la quantità di uscite musicali è aumentata notevolmente, portando tutti i vantaggi e svantaggi del caso. Uno dei principali svantaggi è proprio quello di perdere tante piccole perle musicali nella notte della rete. La rubrica è quindi una riscoperta di tutto quello che nei giorni o mesi passati, non ha trovato spazio tra le pagine di Impatto Sonoro e che vi viene proposto come il biglietto per un lungo viaggio musicale. In ogni uscita parleremo di cinque tappe che riscopriamo assieme a voi. Non vi resta che partire e ricordarvi che la cocaina non è che un passatempo per capistazione.

A cura di Enrico Ivaldi.

Behexen – The Poisonous Path
(Debemur Morti Productions, 2016)

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Pur non essendo mai stato un grandissimo fan del black-metal finnico, (un discorso a parte va fatto per gli Horna a cui sono legato per “nostalgiche” questioni di gioventù) ammetto che ogni tanto qualche dischetto proveniente dalla terra dei Lapponi riesce ad attirare la mia attenzione.
I Behexen, che sono sempre stati tra i gruppi meno derivativi della scena finlandese, riescono con questo nuovo lavoro a confermare quanto di buono fatto nel precedente “Nightside Emanation”.
Questo “The Poisonous Path” infatti, con il suo sound molto più compatto e meno glaciale rispetto a molte band conterranee e una scrittura sempre in bilico tra il black-metal e il death-metal della scena di Stoccolma (“A Sword Of Protean Fire” ne è un chiarissimo esempio) rimane un godibile lavoro che non presenta mai momenti di noia, nonostante i quasi 60 minuti di durata.
Li aspettavo alla prova della maturità e non hanno deluso.

Baptism – V: The Devil’s Fire
(Season Of Mist, 2016)

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Dopo quattro album sotto Northern Heritage, i Baptism approdano con questo “V: The Devil’s Fire” sotto le ali protettive della sempre attenta Season of Mist, la quale assicura alla band una distribuzione molto più ampia rispetto al passato.
Unico membro e performer della band, Lord Sarcofagian (già membro live di Behexen e Horna), riesce a regalarci una prova veramente convincente e originale.
La produzione e la scrittura dei pezzi sono infatti di ottimo livello, e gli arrangiamenti di chitarra (di chiara ingluenza svedese) riescono mantenere un approccio molto melodico ma mai stucchevole o pacchiano, sia in pezzi veloci come la title-track, che in momenti più lenti come “Abyss”.
Da evidenziare l’ottimo uso delle clean vocals, sporadico ma di grande effetto nei brani “Stananda” e nella successiva “The Sacrament Of Blood and Flesh”, a opera di Mikko Kotamaki dei Shallow The Sun.
Consigliatissimo.

Myrkur – Mausoleum
(Relapse, 2016)

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Parlare di un album dal vivo alla quale si è partecipato come spettatore è sempre una sensazione particolare.
Nel caso di questo EP dal vivo di Myrkur lo è ancora di più, data la natura estremamente intima dell’evento (eravamo sì e no 30 spettatori) e soprattutto la location.
“Mausoleum” infatti immortala un (breve) concerto tenutosi lo scorso Agosto all’interno della Cripta del Vigeland Museet di Oslo, la cui acustica incredibile (11 secondi di riverbero naturale) ha dato nuova vita ai brani di Myrkur, riarrangiati in versione folk acustica per l’occasione. Per sottolineare il trait d’union che ha questo progetto con la prima incarnazione degli Ulver, possiamo parlare di una sorta di “Kveldssanger” anno 2016.
Accompagnata per l’occasione dal Norwegian Girl Choir e da Håvard Jørgensen (per l’appunto già chitarrista degli Ulver fino a “Marriage Of Evil And Hell”e dei Satyricon della primissima demo) la bella Amalie Bruun ci dimostra che gli otto brani (tratti dall’ep Myrkur e dal recente M) più la cover di “Song To Hall Up High” dei Bathory funzionano alla grande anche spogli della violenza e dell’impatto che hanno su disco. Benché come sempre accade in ogni disco dal vivo (e in questo a maggior ragione) gran parte dell’atmosfera viene persa, in questo caso la produzione riesce abbastanza efficacemente a catturare il corpo di un luogo incredibile come quello del Mausoleo di Vigeland.
Ora non vi resta che spegnere la luce e alzare il volume.

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