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Darkthrone – Arctic Thunder

2016 - Peaceville Records
black metal

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Tracklist

1.Tundra Leach
2.Burial Bliss
3.Boreal Fiends
4.Inbred Vermin
5.Arctic Thunder
6.Throw Me Through The Marshes
7.Deep Lake Tresspass
8.The Wyoming Distance

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Prima di iniziare l’analisi di questo nuovo lavoro dei Darkthrone vorrei premettere una cosa: non troverete se non in minima (ma proprio minima) parte alcun ritorno alle origini del loro sound. Dunque, se speravate in un disco black-metal classico proseguite pure oltre e lasciate perdere, vi incazzerete e basta.

Questo “Arctic Thunder” (titolo preso in prestito dal nome di una vecchia band heavy metal norvegese che darà in seguito i natali ai Red Harvest) non si smuove di un millimetro dall’evoluzione (o meglio involuzione) intrapresa dalla band da anni a questa parte, se non per un ritorno ad un’atmosfera di fondo più cupa. Caratteristica, questa, probabilmente accentuata dal fatto che troviamo questa volta dietro al microfono il solo Nocturno Culto.

Scritto a quattro mani e prodotto dalla band stessa che dà vita ad un sound a metà tra il precedente The Underground Resistance e “Circle The Wagon”, questo disco è un dito medio a tutti quelli che ancora pensano che abbia ancora senso parlare di True Norwegian Black Metal nel 2016.
Non troverete infatti nulla che non sia antecedente al 1990 in questo album: ogni riff, ogni tempo di batteria è impregnato fino al midollo del sound di band come Celtic Frost, Bathory, Black Sabbath, Uriah Heep, Venom e un’ infinità di altre band underground dello stesso periodo.
Dal punto di vista musicale, i micidiali mid tempos di “Tundra Leech”, i rallentamenti doom di “Boreal Fiends”, il thrash-death di “Imbread Vermin” e i riff hard rock della title-track sono un po’ il riassunto di tutto questo.
C’è anche spazio per un ritorno alle atmosfere più tristi di “Ravishing Grimness” con “Boreal Bliss”, che è forse la traccia più vicina al black-metal che la band abbia mai prodotto da un sacco di anni a questa parte.

Dare giudizi (o peggio ancora voti) oggi ad un nuovo disco dei Darkthrone rappresenta un qualcosa di inutile, chi li ama continuerà ad amarli e chi li odia ad odiarli. Quello che è sicuro è che siamo di fronte ad una band che non deve dimostrare più nulla, che non mai pubblicato un disco uguale ad un altro avendo nel proprio DNA il gene dell’evoluzione.
Il fatto che poi sia un’ evoluzione al contrario rende il tutto ancora più divertente.
O insopportabile.

Prendere o lasciare.

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