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22.10.1996: Swans – Soundtracks for the Blind, una danza maledetta che dura da venti anni

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Nel 1982, l’allora ventottenne Micheal Gira sentì la necessità di trovare una chiave comunicativa nuova e inciampò in quella cosa che si può definire intuizione. Plasmando a proprio favore le parole di Carl Gustav Jung per descrivere Gira si può dire che taluni individui, dotati di un intuito particolarmente vigile, diventano consapevoli dei mutamenti che si stanno verificando e li traducono in idee comunicabili.

Queste idee si diffondono rapidamente perché, nel frattempo, nell’inconscio degli altri individui sono in atto modificazioni parallele. Con tante idee e pochi tecnicismi inizia negli anni ottanta l’avventura degli Swans. Progetto instabile, meraviglioso e variegato che è stata la casa di molti collaboratori di rilievo come Norman Westberg, Jarboe, Sue Hanel e Bill Rieflin.

Swans

Quando chiedi a Gira da quali artisti è stato influenzato nel corso di tutti questi anni lui parte con una variegata orgia di nomi e inizia a citare grossi calibri come Throbbing Gristle, Psychic TV, The Stooges, Brian Eno, Teenage Jesus And The Jerks, DNA, The Contortions, Glenn Branca, Black Flag, Pink Floyd, This Heat, Kraftwerk, Herman Nitsch, Cabaret Voltaire, Can, Public Image LTD., SPK, Ennio Morricone, Leonard Cohen, Nick Drake, Bob Dylan e i Beatles. Se nei primi lavori l’influsso della no wave e la marzialità di gruppi come i già citati Teenage Jesus And The Jerks o dei DNA è molto presente, con il procedere delle stagioni il progetto acquisterà un tripudio sempre maggiore di suggestioni stilistiche e musicali.

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Proprio questa orgia sonora in alcuni casi non rappresenterà solo un punto di forza, ma anche una debolezza dando la sensazione dell’incapacità di Gira e soci di sintetizzare molti concetti musicali in modo naturale e essenziale. In fondo nulla è perfetto se non solo l’immagine che ci creiamo di esso e gli Swans in tutti questi anni di attività si sono conquistati un posto d’onore tra i progetti sperimentali diventando praticamente seminali. Nel 2016 dopo silenzi, annunci, mezze smentite e qualche anteprima esce l’ultimo disco degli Swans fortemente voluto e ricercato da Gira.

È riuscito a creare un bimbo che mese dopo mese continua a crescere e che ad ogni ascolto viene sempre più messo a fuoco. The Glowing Man è però anche quell’adolescente che si trova dinnanzi ad un precipizio e nessuno sa se ciò rappresenterà la sua fine o l’intenzione di ritornare alla vita. Tutto, insomma, è come sempre instabile e incerto: fragile come una foglia d’autunno e in preda ai deliri del Líder Máximo.

Il 2016, però, non è solo l’anno di The Glowing Man ma è anche il ventennale dell’uscita del decimo album degli Swans ovvero Soundtracks for the Blind. E’ il 22 ottobre 1996 e in Inghilterra le top chart sembrano una cartolina perfetta di quegli anni: le Spice Girls e Robert Miles macinano soldi rispettivamente con Wannabe e Children. I The Prodigy spaccano i culi dopo essersi calati di acidi. Il Manchester United si mette a canticchiare canzoni e mentre c’è vince pure la Premier League. Quasi tutti fischiettano la “canzonetta” di X-Files e molti altri rimangono folgorati dalla magnificenza di Murder Ballads del buon Nick Cave.

In questa ammucchiata caotica Micheal Gira, Jarboe e soci danno vita ad una colonna sonora immaginaria per un film mai realizzato. Due dischi (Argento e Rame) composti rispettivamente da 12 e 14 canzoni per la durata di più di due ore di profusioni musicali. Uno dei punti più alti della carriera degli Swans e che gli eleverà nell’olimpo degli dei musicali di tutta una scena underground. Molti i collaboratori arruolati per la composizione di questo disco tra cui proprio quel Bill Rieflin che nel corso della sua infinita carriera lavorativa collaborerà con mostri sacri come R.E.M., Nine Inch Nails e King Crimson. Soundtrack For The Blind esce ufficialmente per la Young God Records su doppio compact disc dopo tutta una serie di riflessioni e sperimentazioni sonore che Gira stava continuando ad elaborare da diverso tempo. È il periodo in cui è attirato maggiormente da Brian Eno e dall’utilizzo dei loop e delle fonti non-musicali da rielaborare in chiave musicale.

Recupera quindi vari suoni registrati ad inizio anni 80 e mai utilizzati per mancanza di praticità, si fa mandare da Jarboe dei vocalizzi di qualche anno prima e, per concludere, vengono utilizzati tutta una serie di sample esterni come quelli provenienti da un agente dell’FBI nonché padre di Jarboe. Con tutti questi suoni e altre registrazioni più attuali, Micheal Gira butta tutto dentro il computer e inizia un lungo lavoro senza mai fermarsi. Un disco che è nato e maturato nel corso di quindici anni. C’è una certa cura dei dettagli e dei particolari, ma anche una voglia a non eliminare lo scarto. Al volerlo riqualificare e riproporre (in modo sano) come quando si corregge in cucina un brodo non propriamente riuscito.

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Se Red Velvet Corridor è un’elegante suite dronica che fa da apripista a questa soundtrack immaginaria, il delirio inizia con I Was A Prisoner In Your Skull. Una tempesta industriale e magnetica si avventa violentemente sull’ascoltatore mentre deliranti sample sonori prendono sempre di più il sopravvento. Jarboe, molti anni dopo, rivelerà che provengono da delle intercettazioni fatte dal Federal Bureau of Investigation riguardanti loschi traffici in un motel. Il senso di follia e di smarrimento colpì talmente Jarboe da passare il tutto a Gira che li riutilizzò in chiave molto weird.

Gli Swans non perdono un colpo in questa produzione di altissimo livello ed ecco che la lunga Helpless Child fa la sua comparsa: una tastiera accompagna un’elegante chitarra in un onirico e instabile viaggio fatto di psicofarmaci e drammi. Potentissimo il reprise che infuoca la pista verso il concludersi del pezzo. “You’ll blacken my innocence, With sugar and opium”. Altra canzone di rilievo è l’estratto live di Yum-Yab Killers con una batteria marziale e la allora sempre presente Jarboe con una voce tagliente, rumorosa e vagamente metallica. Apocalittica quanto trascendentale. Non mancano i deliri elettronici e danzerecci di Volcano, l’elegante danza del cigno in Mellothumb e la noisettara Surrogate che ricorda tutta una serie di proposte orientali legate all’ambient noise di quegli anni. Animus invece è un altro tassello che conferma l’elevata qualità di Soundtrack For The Blind e l’ottimo stato musicale del progetto Swans. È una lunga canzone che non va recensita, ma solo ascoltata e letta. Da far venire i brividi: il miglior modo per concludere Silver.

Sembra che quello che è stato detto per Animus sia perfetto da ripetere per l’apertura del secondo tempo e per tutto l’ascolto di Copper. Red Velvet Wound in soli due minuti riesce ad essere dilaniante, dolce e autunnale. Uno dei migliori pezzi con cui poter scegliere di aprire un disco. La cosa che rende speciale Soundtrack For The Blind è il livello di tensione che si crea: sempre alto, sempre potente. Non ci sono cali, le pecche sono pochissime e ogni pezzo sembra perfettamente riuscito. Gira e soci raddoppiano (anzi triplicano) il successo di Helpless Child e piazzano due grandi suite come The Sound e The Final Sacrifice. In mezzo i mantra sessuali di Her Mouth Is Filled With Honey, le atmosfere fumose e romanzate di Empathy e il folk apocalittico di una ben calibrata Secret Friends.

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Con Soundtrack For The Blind gli Swans non solo riescono a registrare uno dei punti più alti della loro carriera ma riescono a dar alla luce un album fondamentale per tutti gli amanti della musica e ancora insuperabile dopo venti anni. Questo 2016 è il momento migliore per rispolverare i due dischi o perché no iniziare a scoprirli. Ascoltare gli Swans dispensa dalla poesia, è poesia.

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