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Britney Spears – Glory

2016 - RCA
pop

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Tracklist

1. Invitation
2. Make Me...
3. Private Show
4. Man On The Moon
5. Just Luv Me
6. Clumsy
7. Do You Wanna Come Over?
8. Slumber Party
9. Just Like Me
10. Love Me Down
11. Hard To Forget Ya
12. What U Need

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Sono passati circa venti anni dall’esordio di Britney Spears nel mondo della musica che conta. Un esordio che sconvolse le menti di quei quattro cerebrolesi che venti anni dopo si sarebbero seduti sui posti di potere più importanti del nostro pianeta. Segretari di Stato, membri del consiglio delle Nazioni Unite, board di istituti sanitari nazionali, dirigenti di ferrovie ed impiegati delle poste.

Questa lunga lista di personalità ha cambiato le sorti di questo piccolo, debole pianeta, ed è questa la motivazione principale che sta spingendo la parte sana di questo mondo ad incoraggiare Elon Musk nel portarli al più presto su Marte per provare a ripartire da zero. Oggi Britney Spears è una bomba disinnescata. Mi facevano un po’ sorridere, allora, i genitori che cercavano di tenere i propri figli lontani dall’influenza di questo ex-fenomeno da baraccone. Oggi un po’ meno, perché l’efficacia di un certo tipo di fenomenologia sta nell’esposizione del fenomeno stesso e, quindi, la sua influenza è rapportabile alla facilità con la quale questo tende a farsi “apprezzare” dalle masse.

Non si può non parlare di “fenomeno di massa” nel caso della Spears. Lei è stata la Madonna dei ‘90/’00 e ha inaugurato una sorta di filone che ha prodotto anche cose discrete, se non altro dal punto di vista del talento, come Christina Aguilera, anche se, in questo caso, si parla di concomitanza del fenomeno, dato che le due stelline iniziarono a brillare praticamente in contemporanea. Questo stampo è stato riutilizzato più volte, immediatamente dopo “…Baby One More Time”, l’album che le regalò fama mondiale, ma non con la stessa efficacia, ovviamente, legata al sensazionalismo della novità del prodotto. Da quei giorni in poi è successo poco o nulla. La bambina è cresciuta, ha prodotto altra musica, tutta mediocre, è diventata cattiva, poi di nuovo buona e poi nuovamente cattiva. È stata in una clinica per disintossicarsi. Ha avuto due, tre o dieci figli. È tornata in clinica e poi ha avuto altri otto o nove figli.

Ditemi voi se questo non è lo stampo classico di un predestinato ad essere considerato un “maledetto della musica”. La Spears ha sviluppato le stesse malformazioni genetiche che hanno portato al successo artisti come Marilyn Monroe e Kurt Cobain. È riuscita a creare un quadro pseudomitologico intorno alla sua figura facendosi apprezzare e risultando discutibile in una maniera che è assolutamente avulsa rispetto alla sua produzione artistica. È come se, in appena un ventennio di vita sovraesposta, non avesse mai registrato un disco o fatto un concerto dal vivo. Come se avesse guadagnato questo status di persona nota per vie terze, che con la musica non hanno nulla a che fare.

Quale miglior premio per un artista che non è famoso principalmente per la sua arte, ma che risulta essere famigerato più per la sua vita, se non quello di produrre un ennesimo lavoro di merda come lo è “Glory”? In questo album ci sono tutte le debolezze della Spears. Non ha una voce che le possa permettere di fare la cantante, non ha le movenze di un’artista che viene bene in un video nel quale bisogna ballare seguendo un ritmo e non ha la lucidità per riconoscere che queste cose sono assolutamente vere. Non c’è nulla di più limitante e controproducente, per l’economia di un’azienda, di un carrellista che non sa portare il muletto. È per questo che ci vuole una patente di guida per poterlo fare. La catastrofica trasversalità delle composizioni di “Glory” rappresenta una ulteriore cattiva pubblicità per tutti quelli che hanno contribuito a produrre il lavoro in questione, perché la lunghezza dell’intero disco, la bruttezza delle composizioni e l’ingenuità dei testi consegnano alla critica un album che troverà in accordo solo quei sempliciotti dei fans della ragazza del Mississippi.

Se fossi un fan di Britney Spears sarei ovviamente contento, ma non lo sono e mi ritrovo qui a giudicare un suo disco e non posso far altro che constatare l’agonia di un fenomeno che ancora rantola a terra tra rari spasmi, con la bava asciutta su un lato della bocca e gli occhi vitrei di chi è in stato pre-comatoso ma ancora resiste. Eutanasia.

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