Michael Moore in Trumpland, di Michael Moore

Michael Moore In Trumpland

Scheda

Titolo originale: id
Nazione: USA - 2016
Regia, soggetto e sceneggiatura: Michael Moore
Fotografia: Jim Zunt
Montaggio: Doug Abel
Musica: -
Genere: documentario
Durata: 73’
Cast: Michael Moore, Donald Trump
Produzione: Dog Eat Dog Films
Distribuzione: Unnamed company
Nelle sale dal: 18 ottobre 2016 (negli USA)
Voto: 5.5


A pochi giorni dal voto che cambierà gli scenari del pianeta America, il documentarista Michael Moore porta in scena uno spettacolo che cerca di narrare cosa siano gli USA di Donald Trump, cercando di convertire chi, in uno stato profondamente repubblicano, potrebbe votare per il multimiliardario inviso alle elite e ai ben pensanti a stelle e strisce.

Che il ‘Flintstone’ Michael Moore non le mandi a dire, ma che invece si presenti regolarmente in scena, quando trova qualche cosa di cui narrare, è cosa risaputa. Il punto è capire di cosa desideri parlare, e ancor meglio denunciare, che si stia parlando di armi detenute illegalmente, di sanità precaria, o di crisi del mondo del lavoro. Moore, da sempre capace di intercettare gusti, pulsioni e reazioni dell’americano medio, perché di questo stiamo parlando, decide questa volta di scendere sulle assi di un teatro di Wilmington, in Ohio, ovvero una delle ‘acciaierie’ degli States, per spiegare a chi non è americano, cosa significhi essere circondato da fans di Donald Trump, cosa significhi misurarsi quotidianamente con un personaggio che per alcuni aspetti rappresenta quanto di più becero ci si possa attendere e anche e soprattutto per cercare di ‘convertire’, con virgolette d’obbligo, gli indecisi della cabina elettorale.

Michael Moore in Trumpland altro non è che un istant – movie girato a pochi giorni dalle elezioni, un assolo teatrale che rappresenta un inno alla speranza di un regista incapace di osservare in questo caso e con la giusta obiettività l’humus politico a stelle e strisce. Un regista e attivista politico che spesso è in grado d’incasellare in maniera certosina quel che non va della nazione più potente del globo, ma che in questo caso impiega la lingua a lui più congeniale: il documentario, quale endorsement a favore di Hillary Clinton, addirittura dipinta con tutti i crismi agiografici del caso.

Da vedere se amate indiscriminatamente Donald, pardon .. Michael Moore, astenersi se di quest’ultimo serbate un ricordo piacevole e condivisibile proveniente dai documentari precedenti.

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