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Dente – Canzoni Per Metà

2016 - Pastiglie
songwriting

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Tracklist

1. Canzoncina
2. Geometria sentimentale 
3. Come eravamo noi 
4. Attacco e fuga
5. Cosa devo fare 
6. La rotaia e la campagna
7. I fatti tuoi
8. Curriculum
9. Appena ti vedo 
10. Se non lo sai 
11. Senza stringerti 
12. Il padre di mio figlio 
13. Ogni tanto torna
14. L'ultima preoccupazione
15. Noi e il mattino 
16. Impalcatura 
17. Le facce che facevi 
18. Fasi lunatiche
19. L'amore non è bello
20. Senza testo? 2.0

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A due anni di distanza da “Almanacco del giorno prima”, Giuseppe Peveri in arte Dente torna con il nuovo “Canzoni per metà”, uscito il 7 Ottobre per la sua etichetta indipendente Pastiglie.

Il 2016 segna i 10 anni dal primo lavoro del musicista romagnolo: il suo “Anice in bocca” del 2006 può considerarsi un po’ la versione embrionale rispetto ai successivi “Non c’è due senza te” o “Io tra di noi”, con la sua produzione esplicitamente lo-fi e le sue 16 di tracce brevi, l’intero album supera di poco i 30 minuti; 10 anni dopo, finito un tour lungo tutto lo stivale che riproponeva il disco d’esordio in acustico, Dente torna in scena con un altro lavoro abbastanza insolito.
Già il titolo “Canzoni per metà” risulta eloquente: 20 tracce , 43 minuti totali, ma più della metà delle canzoni dura meno di 3 minuti, alcune arrivano a stento ai 60 secondi. Canzoni brevi quindi, quasi a metà, perché a detta dello stesso Dente sono perfette così, senza ritornelli e senza strutture convenzionali, dei piccoli contenitori di musica e parole che semplicemente non necessitano di un’ulteriore evoluzione.

Non che i componimenti a mo’ di intermezzi siano novità anche negli album più “convenzionali” del Peveri (si pensi a “Cuore di pietra” o a “Voce Piccolina”), ma se in quel contesto si limitavano a collegare il disco nelle sue parti, in Canzoni per metà si confondono e mischiano alle altre più lunghe e maggiormente arrangiate.

In apertura c’è “Canzoncina”, chitarra e voce che introducono anche un altro elemento importante di questo lavoro, ovvero il citazionismo più o meno velato, che qui parafrasa Sad Songs and Waltzes di Willie Nelson e svanisce con gli accordi e le prime parole di “Scanto di Sirene”.
“Geometria sentimentale” è la più lunga dell’album: 3 minuti e 57 di versi uno dopo l’altro, senza cambi sostanziali su un ritmo costante e riff di synth.
La lirica intima di Dente non manca neanche quando il tempo che sceglie è ridotto al minimo, se ne fa forza invece, puntando su poche parole dirette, come nella malinconica “Come eravamo noi”, fatta di sole voci e tastiere.
L’unica e ironica frase ripetuta di “Attacco e Fuga” riprende il ritmo e ci porta alla successiva “Cosa devo fare”, altra sequenza di strofe che si riferiscono, infine, ad una delle tante lei delle sue canzoni.
Il sentimentalismo lirico-musicale ricompare anche nelle belle intuzioni melodice della ballad-mignon “La rotaia e la campagnia” o nel ritmo cadenzato de “I fatti tuoi” che autocita il Dente del secondo disco.

È “Curriculum”, primo singolo estratto con i suoi 55 secondi e la sua prima trasmissione tramite la pagina Facebook del cantautore ed una serie di video pubblicati la canzone che più dà l’idea sulla struttura e l’intendo dell’intero lavoro.
La nostalgia di “Non lo sai” divide l’LP a metà e lascia spazio alla baustelliana “Senza stringerti” in cui sono ancora le tastiere ad accompagnare la voce e i giochi di parole (Poi al mercato/c’era il mercato/ le sveglie svegliavano/Ed io ho pensato a quanto è strano/Farti male senza stringerti).
Senza troppe novità l’album scorre passando per “Ogni tanto torna”, forse quella che più riprende le sonorità dell’album precedente, i piccoli cori di “L’ultima preoccupazione” o lo stile minimalista in “Impalcatura”, un’altra del club canzoni brevi.
L’autoreferzialità chiude poi l’album con “L’Amore non è bello”,omonima all’album del 2009 e tutta con rime in –ello, e nell’ultima “Senza testo 2.0“ che cita la “Senza Testo” di “Anice in Bocca” ma stavolta con il suono dei tasti digitati sulla tastiera di un pc in sottofondo.

Definire in maniera obiettiva “Canzoni per metà” non è semplice, ma certo è che non si può pensare che “ non suoni come un album di Dente”: la sua frammentarietà, l’assenza di brani prettamente pop (che sono poi quelli che hanno fatto conoscere il cantautore ai più ) richiedono sicuramente più tempo per assimilare e comprendere le intenzioni del disco, sebbene sia Peveri in prima persona a dire che ha sempre scritto e composto soltanto per sé, ma nonostante ciò gli elementi portanti dello stile che ha impersonificato nel tempo ritornano tutti.

C’è il liricismo ironico-agrodolce, c’è un arrangiamento complessivo che guarda ispirandosi ai lavori già pubblicati ma c’è pure questa voglia di sperimentare nell’essenziale, nel conciso, in modi che il più delle volte riescono e che raggiungono il loro obiettivo proprio quando le “Canzoni per metà” ci bastano così.

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