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Vulvodynia – Psychosadistic Design

2016 - Lacerated Enemy Records
brutal death metal

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Tracklist

1. Psychosadistic Design
2. Drowned In Vomit
3. King Emesis
4. Castration Mutilation
5. Flesh Tailor
6. Unparalleled Insubordination
7. Grotesque Schizophrenia
8. Lord Of Plagues
9. Depraved Paraphilia
10. Forced Fecal Ingestion
11. Umthakathi
12. Bestial Insemination
13. Wall Of Corpses
14. Triple O.G. Slamdown


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I Vulvodynia sono una band metal sudafricana formatasi all’alba del 2014 e con all’attivo già due full lenght, un paio di EP e uno split. Sconosciuti ai più, i Vulvodynia in appena due anni sono riusciti a ottenere riscontri positivi fra gli esperti del settore, per cui “Psychosadistic Design” costituiva già un banco di prova per verificare che non si trattasse di un fuoco di paglia.

Il nuovo disco della band, rilasciato a fine giugno, si pone in continuità le produzioni passate: i Vulvodynia sembrano continuare a manifestare l’aspirazione a diventare una delle band più brutali del pianeta, non nascondendo affatto le spinte in direzione slam e coniugandole con soluzioni più vicine ai territori deathcore, un ambiente nel quale il necessario ricambio generazionale pare avvenire con lentezza, anche a causa della mancata valorizzazione di realtà ormai autorevoli. La band sudafricana si è avvalsa della collaborazione di artisti che si sono affermati sulla scena slam in tempi recenti, da Martin Funderud dei Kraanium e Luke Griffin degli Acrania a Don Campan dei Waking The Cadaver e Chrissy Jones dei Clawhammer. Il risultato è un’opera imponente, aperta da urla di persone torturate, animali che azzannano prede, schizzi di sangue, ovvero gli stessi scenari tragici e macabri che vengono continuamente evocati anche quando parte la musica. Già dalla titletrack, però, si nota la grande tecnica della band, in cui cascate di riff intrappolano l’ascoltatore in ambienti claustrofobici, la batteria spinge come un martello pneumatico e il basso segna il verso di una corrente inarrestabile che travolge tutto, che massacra, che sventra cadaveri.

Psychosadistic Design” è la messa in musica di un senso di terrore che annulla le facoltà mentali, dove l’alleanza fra slam brutal, death e hardcore risulta più che mai riuscita: cruciale il ruolo giocato in tal senso dalle chitarre, centrale anche nei non rari breakdown. Sono pressoché nulle le concessioni melodiche: la band ha comprensibilmente scelto di proporre trame di grande impatto e muri sonori di cemento armato, correndo anche il rischio di risultare ridondante. Il timore è che quello della ripetitività possa essere l’argomento preferito dei non avvezzi al brutal per criticare un disco che, invece, punti deboli non ne ha davvero e che, al contrario, nel suo grandioso equilibrio concede momenti particolarmente esaltanti: si tratta di tutti quei passaggi in cui gli ospiti si alternano al frontman dei Vulvodynia al microfono, degli azzeccatissimi pigsquealing, si tratta della soffocante “Bestial Insemination”, del ritornello di “King Emesis”, di “Unparalleled Insubordination”.

Psychosadistic Design” è una delle migliori uscite dell’anno per quanto riguarda il brutal e, probabilmente, per quanto attenga al metal tutto: un disco estremo ed estremista che, come tale, farà fatica ad uscire dalla nicchia dei fan dello slam, ma che resta un prodotto validissimo.

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