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Rosàrio – And The Storm Surges

2016 - Dio Drone, Red Sound Rec, Taxi Driver, Brigante Rec, In The Bottle rec.
stoner / doom / psych

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Tracklist

1. To Peak & Pine
2. drabbuhkuF
3. Vessel Of The Withering
4. Livor
5. Radiance
6. I Am the Morass
7. Canemacchina
8. Dawn Of Men
9. Monolith
10. ...and Then Jupiter


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Uscito lo scorso 19 Ottobre, il secondo album dei Rosàrio, intitolato “And The Storm Surges” è supportato da varie etichette indipendenti: Dio Drone, Red Sound Rec., Taxi Driver, Brigante Rec., In The Bottle Rec., etichetta quest’ultima con la quale era uscito “Vyscera“, disco di esordio uscito nel 2014. Spesso ascoltando molti gruppi si nota il posto preciso che ognuno di essi occupa all’incrocio tra vari generi. Allo stesso tempo si avverte, però, la mancanza di un’altra sfumatura da rendere. È diretto proprio a questo il disco del quintetto padovano, che con questo lavoro riesce a proporre una nuova mescolanza tra stili anche distanti, unendo i tempi marcianti e cadenzati dello stoner alla pesantezza massiccia del doom. 

Già con il primo brano (“To Peak and Pine“) si viene trascinati in un mondo a parte, con la voce che, letteralmente, ulula sopra una rincorsa di stacchi e palm muting. In altri punti (“Radiance“) emerge un’insospettata vena grunge, che va a spezzare con atmosfere meditative il precedente incedere infuriato e divoratore. La tregua è solo apparente poiché, dopo un breve crescendo, segue uno stacco tanto geniale ed azzeccato quanto improvviso. La band torna ad essere una macchina da guerra e dimostra di saper passare, quando serve, dalla calma malinconica al fracasso sincero e liberatore. Nel successivo “I am the Morass” la voce presenta un timbro graffiante, corrosivo.

Parte con un abbaio, come già suggerito dal titolo, “Canemacchina“, una spensierata scorribanda a tutta velocità fra riff sporchi e frenetici, forse il brano più stoner di tutto il disco. Di colpo però tutto rallenta e cambia totalmente, diviene malinconico, quasi disperato. Non si resta delusi neanche quando questo gruppo si cimenta con brani acustici, come avviene in “Dawn Of Men“, che continua infatti a conservare il carattere misterioso e trascinante, che culmina sul finire del pezzo in distorsioni leggere e sfumate. Si torna su strade più battute in “Monolith“, che riapre la danza macabra e riporta in primo piano una voce tagliente, che diviene in seguito distorta e inizia a crescere, diventa ampia, quasi “doppia”.

La finale “…and Then Jupiter” è come una ripresa di tutto il viaggio compiuto nell’ascolto del disco, e quasi in una catarsi, si viene liberati da tutto quanto era stato accumulato prima, facendo sentire chiaramente che si è giunti al termine del tortuoso cammino percorso dall’uomo durante il passaggio dallo stato selvaggio alla civiltà. Un cammino che lo ha portato a desiderare un potere totale e a troncare i rapporti con i suoi simili, come spiegato dai componenti del gruppo.

In definitiva, sono indubbiamente tante le band che vengono in mente ascoltando i Rosàrio. Si tratta però solo di spunti, fonti a cui i padovani si ispirano per poi rielaborarle con inventiva e consapevolezza. Non è frequente incontrare così tanta sincerità d’espressione, sia nei momenti di calma piatta che in quelli di furore cieco. Per questo i Rosàrio travolgeranno le orecchie di chi capiterà loro a tiro, vicini a rinnovare un genere già conosciuto ed esplorato a fondo, sempre che proseguano su questa strada con tenacia e determinazione.

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