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Car Bomb – Meta

2016 - autoproduzione
extreme metal / mathcore

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Tracklist

1. From the Dust of This Planet
2. Secrets Within
3. Nonagon
4. Gratitude
5. Constant Sleep
6. The Oppressor
7. Black Blood
8. Sets
9. Cenotaph
10. Lights Out
11. Infinite Sun


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Parliamo di un full-lenght prettamente extreme e mathcore, generi che probabilmente hanno ormai dato tutto nei primi 10 anni del 2000, con enormi album e notevoli band e dove l’attenzione del pubblico si è un po’ affievolita, ma con i Car Bomb le antenne si raddrizzano, si riesce ancora a rimanere sorpresi, perplessi e disorientati da far girare la testa.

Ti ricordi quando capitavano certe chicche scaricate a caso su Soulseek? Quei Tony Danza Tap Dance Extravaganza che ti aprivano le sinapsi temporali, emotive e strutturali della sanità mentale, le disgregava come sabbia e non ti riappacificavi più col tuo sistema nervoso, volendone sempre dosi maggiori e dalle più variegate soluzioni? Ecco, il mio cervello è decisamente impazzito quando si è ritrovato immerso nell’ascolto di “Meta”, un lavoro nostalgico dei tempi meravigliosi che furono, ma con un approccio moderno verso le sonorità math e la moltitudine di variazioni che rinascono di nuovo dentro a questa scatola musicale maniacale nonsense, facendoti rimanere appagatissimo di cotanto ricco e continuo input da riempirti i pori.

Meta” si apre all’ascoltatore con un impatto gigantesco e man mano si arrampica lungo la tua spina dorsale solcandotela violentemente, iniziando con il trio di brani “From the Dust of This Planet”, “Secrets Within” e “Nonagon”: tempi pazzi che ricordano ceste rovesciate piene di palline rimbalzine impazzite, sentori meshugghiani matematici e rovinosi, le invadenti dissonanze da pelle d’oca che riescono a dare finalmente tregua con la meravigliosa “Gratitude”, il brano più think positive, con queste mani che paiono mille, scivolano componendo scale furiose di chitarra, mentre la voce forte ma spesso pulita di Michael Dafferner, si fa strada per la liberazione totale nel ritornello, che sfocia allegro e pieno di sole, in un grande prato di dissonanze, lasciando sensazioni gradevolmente anni 2000, dal sapore deftonsiano. “The Oppressor” ti marca subito con il suo pugno deciso, alternato ad un lieve volo jazzistico di batteria, quand’ecco la voce del grande Joe Duplantier (Gojira), produttore dell’LP assieme al chitarrista dei Car Bomb, Greg Kubacki, che regala un contributo saziante, come quello di un altro special guest, Frank Mullen dei Suffocation che presta la sua voce in “Sets”, un pezzo amorevolmente fuori da ogni banale logica, nel quale Mullen sembra integrarsi benissimo in un contesto ben lontano dal suo, quello brutal. Sul finale, “Infinite Sun” ci dona l’ennesimo colpo di grazia, ritornano le voci pulite e le sciabolate di chitarre che ci danno la clamorosa spinta per una sensazione di caduta libera da un palazzo di 20 piani.

Le tante dimensioni di follia tempistica, alternate alle sonorità dinamiche da caffeinomani che si rincorrono e dilatano le pupille in continuazione, vi faranno adorare “Meta” che, nonostante sia datato 2016, è uno dei migliori album meglio riusciti nella storia dell’extreme, con quel tocco maturo e impertinente, dettato da una sicurezza compositiva che ci ribalta sottosopra. Memorabile.

 

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