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Two Door Cinema Club – Gameshow

2016 - Parlophone
indie / pop

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Tracklist

1. Are We Ready? (Wreck)
2. Bad Decisions
3. Ordinary
4. Gameshow
5. Lavender
6. Fever
7. Invincible
8. Good Morning
9. Surgery
10. Je Viens De La


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A distanza di quattro anni dal loro ultimo disco, i Two Door Cinema Club tornano con “Gameshow”, terza fatica discografica per il trio nordirlandese. Dopo “Tourist History” e “Beacon”, entrambi tendenzialmente apprezzati dalla critica e dal pubblico, la band ha deciso di tentare una svolta in direzione glam, rompendo – forse definitivamente – con quell’indie rock dal gusto un po’ danzereccio con cui avevamo imparato a conoscerli: la lunga gestazione dell’opera si spiega anche così, senza prescindere, però, dal fatto che ulteriore propulsione all’idea sia arrivata con la scomparsa di David Bowie e Prince, artisti che la band ha tentato di omaggiare con “Gameshow”, come loro stessi hanno confessato.

Ascoltando il nuovo disco dei Two Door Cinema Club, ci si rende conto di come il passato non sia stato totalmente abbandonato: le due anime finiscono per coesistere e, nel complesso, la convivenza non è sempre pacifica. Le nuove idee dei tre nordirlandesi si traducono spesso in qualcosa di positivo, ma l’alternanza provoca talvolta uno stridio che inficia la godibilità dell’esperienza. Se “Are We Ready (Wreck)” conserva il piglio e l’orecchiabilità dei primi due dischi, “Bad Decision” si caratterizza maggiormente in virtù del cantato in falsetto (parecchio presente in tutto “Gameshow”) e di un sound liquido, che unisce il funk rock al tradizionale sapore dance.

Non va altrettanto bene con pezzi come “Ordinary” e “Surgery”, un po’ sospesi fra la nuova tensione glam e l’incapacità di slegarsi totalmente dalle soluzioni tipiche del passato, mentre “Fever” risulta più a fuoco. “Lavender” si salva grazie a una grande linea di basso, la progressione di Trimble in “Je Viens De La” è apprezzabile, ma i brani migliori del lotto sono la titletrack che corre col suo ritmo incalzante e “Good Morning”, in cui gli inserti elettronici funzionano particolarmente bene.

“Gameshow” rischia seriamente di dividere il pubblico: il disco, obiettivamente, perde l’urgenza dei due lavori precedenti e in qualche passaggio va in affanno, ma è anche la testimonianza di tante buone idee che attendono solo di essere sviluppate meglio per garantire quell’omogeneità e quell’equilibrio che qui mancano.

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