Interviste

Intervista ai MOOSTROO

Moostroo

I Moostroo nascono quattro anni fa e hanno già un disco alle spalle, ora sono tornati con Musica per Adulti (qui la nostra recensione): sono cambiati senza perdere nulla, il che non è poco. Rimangono in un limbo che lega un cantautorato ironico con un post punk nudo e crudo, risucchiando tutto ciò che sta in mezzo man mano che gli serve per potersi esprimere come meglio credono.

Moostroo: come mai un’affezione così alta per le “o”? Essere dei semplici mostri non vi avrebbe soddisfatto?
Il motivo della moltiplicazione delle “o” è che facciamo miracoli. Sappiamo anche dimezare le “z”. Al di là delle cazzate, la moltiplicazione è sicuramente funzionale alla memoria ed è anche più semplice trovarci in rete. La ragione specifica è legata invece a due questioni che ci orientano nella produzione: la prima è l’attenzione nei confronti della mostruosità come tratto caratteristico dell’umanità intera, dall’altra la nostra prospettiva di provincia (nel nostro dialetto un grosso mostro è un “mustrú”). In definitiva ci facciamo chiamare “il mostro” o più semplicemente “mostro”

 Perché ritenete che la vostra, a questo giro, sia Musica per Adulti? Anche i Moostrii (Moostroi? Mooostrooi?) maturano?
Il tempo non risparmia nessuno. Arrivano momenti di lucidità in cui si comprende di essere veramente cresciuti. Altro che la fuffa dei vent’anni! La vita mostra la sua reale complessità e dunque ci si riscopre mostri. A questo punto le possibilità sono due: o amarsi o autodistruggersi. Compiti duri. Abbiamo cercato di comprendere questa faccenda a modo nostro, cantando di amore e carnalità, di pace e guerra nella relazione, di voglia di evasione e ruoli nell’intimità, di lussuria e paternità. Robe un po’ pacco, insomma robe da adulti.

 

Sono i vostri gli arti nudi in copertina? Cosa rappresentano per voi?
In copertina ci sono due ragazze e uno di noi. La foto è stata pensata e realizzata da Alessandro Villa, che ha curato tutta la grafica del disco. Siamo molto fieri per due semplici motivi: ci piace collaborare con persone creative da cui imparare e preferiamo la rifinitura artigianale all’opera finita.  Alessandro ha valentemente soddisfatto queste nostre preferenze, realizzando un’immagine che esprime esattamente il groviglio che si crea pensando all’amore. Non c’è ancora nulla di sessuale nella foto, ci sono solo corpi intrecciati. É un ‘immagine molto espressiva e immediata (ancor più forse il retro copertina), esattamente due obiettivi a cui abbiamo puntato. Grazie Ale!

Il vostro stile è fusione di stili, convince anche proprio per quello: venite da esperienza musicali diverse e le avete condivise o il mescolio ce l’avete dentro da sempre?
Sono vent’anni che suoniamo insieme. Fino al 2012 nei Jabberwocky, una gang dedita al mescolio di generi in versione buskers. Abbiamo ereditato quell’approccio applicandolo al rock e caricando l’aspetto drammaturgico. Ciò che produciamo è sicuramente un perfetto equilibrio tra le attitudini di ognuno. Lavoriamo duramente fino a che tutti e tre ci sentiamo paghi del risultato. Scrivere una canzone non può essere una passeggiata, tanto vorrebbe passeggiare. Di norma Dulco scrive i testi e il cantato, Francesco arrangia e Igor dà anima al pezzo. Funzioniamo bene soprattutto perché abbiamo discusso a sufficienza.

Secondo voi, nascere in provincia implica che sia più difficile farsi conoscere (anche solo per numero di esseri umani per metro quadro) ad un pubblico vasto?
La provincia è super vitale. Bergamo è in pieno Rinascimento musicale. Ci sono moltissimi gruppi interessanti e da ormai parecchi anni. Nessuno molla e testardamente si procede affinché il Paese intero, che è provincia, si accorga di questa terra non solo per i suoi aspetti grotteschi. Tutto ciò è mosso da ragazzi, anche in ombra, che si sbattono spesso gratuitamente o per due cicche. Non è tanto farsi conoscere a un pubblico più vasto, ma mettere il pubblico più vasto nella condizione di conoscere. Il punto è che i principali mezzi di comunicazioni sono sommersi soprattutto da immondizie musicali. Pineapplepen! Il pubblico andrebbe educato all’ascolto, ma anche nella vita.

Il vostro disco parla, a modo suo, d’amore: ma come ama un Moostroo?
Come tutti. L’amore è un motore, è ciò che cerchiamo tutti nella vita. Purtroppo gli adulti lo vivono anteponendo un sacco di sovrastrutture. Questo abbiamo voluto indagare: la complessità di questo potentissimo sentimento. Un bambino ama incondizionatamente, un adulto non più. Poi in perfetta consonanza con la tradizione della canzone italiana non potevamo esimerci dall’impresa. Noi siamo soddisfatti, la mostruosità è emersa anche a questo giro. Siamo maturi per un disco sulle brutture della terza età.

Chiudo senza domande ma solo con il desiderio di sentirvi dal vivo quanto prima, in bocca al lupo per tutto!

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