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Emptiness – Not For Music

2017 - Season Of Mist
experimental / goth rock / black metal

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Tracklist

1. Meat Heart
2. It Might Be
3. Circle Girl
4. Your Skin Won't Hide You
5. Digging The Sky
6. Ever
7. Let It Fall


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Si può essere black metal senza suonare per forza black metal? Chiedetelo ai belgi Emptiness. La risposta è comunque sì, fughiamo ogni dubbio sin dall’inizio. Va da sé che per ogni movimento di spinta, e il black metal lo è sempre stato pur avendo un’ampia fetta di pubblico dedita al passato e basta (e qui si sprecano i paralleli col punk e l’hardcore), ci sono effetti collaterali dannosi anziché no.

Nel fantabuloso mondo del metal estremo, in questo caso parliamo di black, non so se si era capito, abbiamo un pubblico eterogeneo al massimo inframezzato troppo spesso da due categorie insidiose quanto fastidiose: quelli che non vedono l’ora di sentire i dischi che suonano come il cesso dell’autogrill, nel senso dello sciacquone, e poi ci sono gli hipster in salsa metal che senza la componente blackgaze vanno in merda totale. Diciamo che se fate parte di una di codeste categorie potete passare oltre. Se, invece, siete di vedute ampie “Not For Music” è il disco che fa per voi.

Prima notizia: il disco è prodotto dal signor Jeordie White, che molti conosceranno con lo pseudonimo di Twiggy Ramirez, parte integrante della macchina mangiasoldi chiamata Marilyn Manson ma, prima di ciò, un ottimo compositore e, pare, anche un ottimo produttore. Ad affiancarlo nel compito di dare un suono a questa camaleontica creatura troviamo Sean Beaven, l’ometto che sta dietro a parecchi lavori targati Manson, Nine Inch Nails, A Perfect Circle e Shining. Insomma i presupposti per un suono allucinante ci sono tutti e non vengono disattesi neanche per un secondo. Definire questo album in questo o quell’altro modo è assolutamente impossibile. Infestato in maniera quasi opprimente da uno spirito goth-rock puramente eighties e intarsiato di un lavoro di textures psichedelico/occulte “Not For Music” mostra un lato mutante della materia black che in questi ultimi anni ha dato modo a creature come Liturgy di fiorire sul passatismo.

La bravura intrinseca dei belgi sta anche nel mischiare le carte in tavola che manco i Peste Noire dei bei tempi, ma da un altro punto di vista, e senza tante implicazioni politico-sociali di mezzo. Punto cruciale dell’intero lavoro è la mostruosa (nel senso più stretto possibile) voce di Phorgath, pressante, opprimente e gigantesca come quella di un orco in giacca e cravatta pronto a rovinare la festa a chiunque non si aspetti una tale potenza. Si passa da veri e propri deliqui tra shoegaze (non blackgaze, badate bene) nascosto tra le pieghe dell’oscurità pronto a mischiarsi indelebilmente ad un essere gloomy che trascende Bauhaus e Cocteau Twins (“Digging The Sky” e il suo obliquo shuffle punteggiato dall’enorme rullante) a delicatezze goth tout court che non mancano di chiamare in causa un pizzico di delirio kraut (“Your Skin Won’t Hide You”, “Circle Girl”), passando attraverso il tunnel claustrofobico di certo industrial-rock assassino (la opener “Meat Heart” ne è un ottimo esempio) e grezzi diamanti new wave che racchiudono una leggera vena figlia dei Soft Cell ma piegata al nero di una notte infinita e senza vento (“Ever” è, per tornare a quanto detto all’inizio, black metal senza esserlo nemmeno per un secondo) per sprofondare in una follia senza pace e storta da far schifo (“Let It Fall” è male allo stato puro).

Ci tengo a precisare che tutte le band che ho tirato in ballo sono menzionate in funzione di farvi comprendere l’atmosfera dell’album in sé (dovrebbe essere sottinteso, ma facciamo che io ve lo dico per comodità), perché se c’è una cosa che gli Emptiness non sono è essere derivativi. Nuovi, freschi e trasversali al punto che non riuscirei a paragonarli a nessun’altra band in circolazione al momento. Onestamente è questa la musica che mi aspetto di ascoltare nel 2017. 

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