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Mild High Club – Skiptracing

2016 - Stonesthrow
indie pop / jazz

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Tracklist

  1. Skiptracing
  2. Homage
  3. Cary Me Back
  4. Tesselation
  5. Head Out
  6. Kokopelli
  7. ¿Whodunit?
  8. Chasing My Tail
  9. Ceiling Zero
  10. Skiptracing (Reprise)

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Ad un anno esatto di distanza dall’esordio con “Timeline”, Alex Brettin e i suoi Mild High Club tornano con un secondo LP , “Skiptracing” che prosegue per i sentieri piacevolmente distorti dell’album di debutto.

“Skiptracing” (uscito via Stones Throw Records ) fa già notare un livello di maturità artistica più alto rispetto a “Timeline”, pur mantenendo certi ingredienti fondamentali che sono però qui amalgamati con maggiore varietà.
La traccia che apre l’LP è proprio la title track “Skiptracing”, una dolce ballad tutta figlia di quel filone indie pop ricco di chorus, con a capo Mac Demarco e soci, in cui semplici fraseggi di chitarra effettata fanno da sfondo ad una batteria ben ritmata e alla voce di Brettin, qui accompagnato da un’altra femminile.
La seguente e più psichedelica “Homage” si apre con un altro strumento di grande presenza in tutto l’album: synths e tastiere in stile analogico che creano tappeti sonori riempendo la maggior parte dei brani.
Dopo una lenta e sognante “Cary Me Back”, senza cambi sostanziali, si arriva a “Tesselation” in cui si inaugurano atmosfere che alternano momenti “funky jazz” con piano elettrico e chitarra in chorus, seguiti da un basso ben pronunciato, fino alla fine della canzone. La quinta e molto jazzistica “Head Out” ci porta a metà disco rifacendosi alle atmosfere un po’ noir che si intuiscono dalla stessa copertina dell’album, con tanto di assolo di sax a chiudere il tutto. I toni à la Demarco tornano nella dolce e distorta “Kokopelli“, 2 minuti e 55 di pura ipnosi con tastiere, voce riverberata e assolo di piano elettrico in finale.
La sperimentale e strumentale “¿Whodunit?“, piccolo delirio di batteria e bassi distorti, stona con l’album, quasi per scherzo, (tant’è che lo stesso titolo indica il giallo deduttivo, l’enigma, ed è contrazione dell’inglese Who has done it?) e ci porta poi verso gli ultimi brani con “Chasing My Tail”, lento pop psichedelico che riprende tutti gli elementi stilistici del gruppo.

La fine del lavoro arriva con i cori di “Ceiling Zero” collegando alla perfezione la penultima “Chapel Perilous”: altra traccia che gioca sul quel jazz lounge vintage anni 70’, con synths analogici in prima linea e voce distorta e modulata nel finale. Si arriva infine all’ultimissima Skiptracing (Reprise), trentatre secondi strumentali con rumori di vario genere in mezzo.

“Skiptracing” è un miscuglio, un collage di sonorità diverse che si ispirano alle varietà sonora dei 70’s, una macedonia musicale che cerca di mantenere una struttura ben definita e ci riesce in parte: molti sono i momenti di unità stilistica, ma con altri di piattezza che potevano essere evitati. L’ultimo lavoro dei Mild High Club è comunque un album piacevole e scorrevole, perfetto in modalità “chill”; è meritevole comunque l’aver mantenuto senza monotonia uno stile già abbastanza marcato nel primo lavoro, che nella grande famiglia dei “revival” musicali sarebbe potuto passare totalmente inosservato, mentre qui invece trova il suo spazio di originalità caratteristica.

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