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Dropkick Murphys – 11 Short Stories Of Pain & Glory

2017 - Born & Bred Records
celtic punk / folk

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Tracklist

1. The Lonesome Boatman
2. Rebels With A Cause
3. Blood
4. Sandlot
5. First Class Loser
6. Playing My Way
7. I Had A Hat
8. Kicked To The Curb
9. You’ll Never Walk Alone
10. 4-15-13
11. Until The Next Time


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Se sei abbastanza fortunato da essere irlandese….sei fortunato quanto basta!”. Così recita un detto di un anonimo irlandese e nonostante i Dropkick Murphys siano originari dei sobborghi di Boston (MA), ci fanno vivere, in ogni loro lavoro, tutta l’essenza della vera Irlanda. La loro musica ha fornito a grandi film e a serie televisive quella sana verve in grado di unire il tradizionale folk irlandese e lo street punk in maniera perfetta.  

La band dalla folta formazione, ben sette elementi, capitanata dalla grintosa voce di Al Barr dá alla luce il suo nono lavoro in studio, a quattro anni da Signed and Sealed in Blood: 11 Short Stories of Pain & Glory. In questo disco, ancora una volta, le vibrazioni dell’isola di smeraldo rivivono grazie a sonorità tipicamente folk di strumenti come il tin whistle, il banjo o il bouzouki e naturalmente le amate cornamuse, il cui suono affascinante non stanca mai. Ma parlando dei Dropkick Murphys non possiamo esimerci dall’esaltare il grintoso stile Oi! che li contraddistingue.

Questo lavoro presenta una maggiore maturità rispetto ai precedenti, sia negli arrangiamenti che nella struttura dei pezzi. Ed ecco quindi le undici storie di dolore e gloria che il sestetto americano-irlandese propone: The Lonesome Boatman, con un intro di tin whistle ci porta, con una vena di malinconia all’immagine di un marinaio che guarda allontanarsi le coste della sua Irlanda, ma che poi girandosi vede a bordo i suoi amici e compagni e allora si alza un coro che porta ad un’idea di lotta e di gloria. Ecco che il folk lascia spazio al vecchio street punk style e Rebel With A Cause esplode come una goliardica rissa da bar, che non causa feriti, ma con la chitarra calda e ribelle di James Lynch, riscalda il cuore dando vita ad un momento di divertimento. Ma inizia una marcia, una marcia che ha tanto il sapore della lotta di una classe operaia incazzata e stanca di soprusi e menzogne: la marcia di Blood che con il grido “If You Want Blood, We’ll Give You Some”, la cornamusa e le grida che scandiscono il titolo del brano, la rendono un pezzo con un solenne sentimento di gloriosa rivalsa.

Passando per una nostalgica Sandlot, pezzo non troppo efficace, arriviamo a First Calss Loser ricco di quel pathos irlandese che rappresenta il vero fiore all’occhiello del folk dei Murphys, dove gli antichi strumenti tradizionali fanno la vera differenza, riportandoci ad un’atmosfera simile ad un San Patrizio passato in un pub tra birra e risate e dove non ha più importanza chi sei o cosa fai nella vita, in quel momento tutti sono uguali, anche se sei un perdente di prima classe. Stessa atmosfera goliardica che ritroviamo in I Had A Hat, dopo una Paying My Way, musicalmente poco convincente, ma dal testo molto profondo. Kicked To The Curb ci riporta ad un soud di vecchi album come Sing Loud, Sing Proud! del 2001 o Blackout del 2003. Meravigliosa la cover di You’ll Never Walk Alone che ci porta praticamente ad un concerto punk-folk all’interno della curva dei tifosi del Liverpool, dove tutti saltano esaltandosi. Avviandoci alla conclusione, facciamo ancora un salto su quei verdi prati dell’isola di smeraldo che 4-15-13 ci ricorda intensamente nell’incalzare di chitarre e di quel magico tin whistle, magistralmente suonato dal polistrumentista Jeff DaRosa che, come un pittore, dipinge magiche atmosfere del passato.

Non c’è dubbio che Until The Next Time suoni come un saluto corale del gruppo al prossimo incontro, alla prossima esperienza insieme, magari ad una loro nuova performance live in Italia, sarebbe magnifico, o semplicemente al prossimo disco che verrà, perché quando si ha questa grinta, questa voglia e soprattutto questo sound, sicuramente il seguito dei Dropkick Murphys ci racconterà più storie di gloria che di dolore.

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