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Yasiin Bey & Ferrari Sheppard – Dec 99th

2016 - A Country Called Earth
hip-hop

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Tracklist

1. N.A.W.
2. Blade In The Pocket
3. SPESH
4. Local Time
5. Tall Sleeves
6. Seaside Panic Room
7. Shadow In the Dark
8. It Goes
9. Special Dedication
10. Heri


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Meglio noto col precedente pseudonimo Mos Def, Yasiin Bey ha licenziato la sua ultima fatica discografica sul finire del 2016. Ultima, parrebbe, da intendersi proprio letteralmente. Tramite i propri profili social e in più di un’intervista, l’artista ha infatti chiaramente esternato il suo desiderio di abbandonare definitivamente il mondo dello spettacolo, per anni frequentato sia musicalmente che come attore. In realtà, come già preannunciato, a questo lavoro in coppia con Ferrari Sheppard, dovrebbe seguire nel corso del 2017, la pubblicazione di altri due lavori registrati in precedenza. Ma al momento, non si hanno ancora notizie chiare a riguardo.

Cresciuto nella seconda metà degli anni ’90 alla corte della Native Tongues Posse, collettivo hip hop newyorkese che tra gli altri annoverava anche A Tribe Called Quest e De La Soul, l’mc di Brooklyn, ebbe modo di farsi le ossa con alcune apparizioni sui dischi dei ben più noti colleghi. Il primo full lenght risale invece al 1998, anno in cui insieme a Talib Kweli, rilasciò tramite la compianta Rawkus Records, il primo e unico disco dei Black Star. Lavoro già maturo e consistente, splendida testimonianza dell’esistenza di uno zoccolo duro di artisti socialmente consapevoli e musicalmente colti, all’interno di una scena sempre più orientata verso il mero business. Osannato dalla critica ma piuttosto sfortunato dal punto di vista commerciale.

Sempre per Rawkus, l’anno dopo ebbe modo di fare uscire il proprio esordio solista “Black On Both Sides”. Lavoro estremamente sfaccettato e imprevedibile, che ad uno spessore delle liriche ormai consolidato, accompagnava le più svariate influenze musicali. Questa volta riuscì a portare a casa anche un disco d’oro, divenendo definitivamente uno dei nomi di punta del panorama urban.

Forse perché troppo occupato dalla prolifica carriera cinematografica, i suoi dischi successivi “The New Danger” (2004) e “True Magic” (2006), non furono confezionati con la medesima cura dell’esordio, finendo per suonare come (e forse, essendo di fatto) raffazzonate raccolte di provini abbozzati nei ritagli di tempo. Per un ritorno in grande stile bisognerà attendere il 2009 e “The Ecstatic”, complice la stretta collaborazione con Madlib. Nel frattempo l’artista, compare in pellicole e serie televisive ad alto budget, viene chiamato a dare il proprio contributo su album di grandi nomi (Gorillaz, Massive Attack, The Roots giusto per dirne alcuni) e si fa trovare sempre in prima linea nel sostenere (anche economicamente) e promuovere le più svariate cause civili e umanitarie.

Convertitosi all’Islam, nel 2011 cambierà legalmente il proprio nome in Yasiin Bey, facendo parlare di sé molto più per l’attivismo politico che per le sempre più sporadiche performance live. Trasferitosi in Sud Africa, ne verrà estradato in seguito a un tentativo di espatrio con un “passaporto mondiale”, chiara provocazione circa l’artificialità dei confini nazionali. Sarà proprio a questo episodio che faranno seguito le prime dichiarazioni circa la sua volontà di un ritiro definitivo.

Dopo averne più volte posticipato l’uscita, “Dec. 99h” è uscito in streaming esclusivo su Tidal lo scorso 22 Dicembre. Come già accennato, le produzioni sono affidate in toto a Ferrari Sheppard, giornalista e attivista noto specialmente per l’organizzazione di eventi benefit. E spiace anche essere tanto caustici, ma è meglio che torni ad occuparsi a tempo pieno di quelli. Tutte le strumentali, suonano spaventosamente simili a quelle di un ragazzino alle prime armi, non ancora consapevole di quanto e quale lavoro ci sia dietro una traccia con tutti i crismi. Addirittura, in più di un episodio, si ha la sensazione si sia ricorso a uno di quei programmi con i loop già fatti. Dal canto suo, l’altra metà del progetto, non fa assolutamente nulla per rendere il tutto minimamente più interessante. Yasiin (se la) canticchia con poca convinzione, butta giù giusto qualche barra estremamente elementare e in definitiva, non lascia trasparire nessuna delle doti per cui è divenuto celebre.

Sebbene le tematiche siano grosso modo le medesime da sempre care al rapper, inframmezzate da qualche riferimento alla cultura islamica e africana, la superficialità con cui il tutto è trattato è semplicemente sconcertante. Talmente a corto di idee che ogni tanto, non canta né rappa ma farfuglia (letteralmente).

Superfluo soffermarsi ad analizzare qualche traccia in particolare. “Dec. 99h” è un lavoro piatto, freddo e noioso che mai nessuno si sarebbe potuto aspettare da un nome tanto altisonante. L’unica speranza, è che i rimanenti due lavori in uscita, escano davvero e siano di tutt’altra pasta. Accomiatarsi dal proprio pubblico con un album tanto impalpabile sarebbe veramente triste. In conclusione, il consiglio è quello di ignorarne completamente l’esistenza e magari approfittarne per riascoltarsi bene “Black Star”, “Black on Both Sides” e “The Ecstatic”. Inutile come la prima fetta del Pan Bauletto.

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