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Mimì Sterrantino e Gli Accusati – L’Amedeo

2016 - Veneretta Records
songwriting / folk

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Tracklist

1.L'Amedeo I parte 
2.L'Amedeo II parte
3.Pi curpa da 'gnuranza
4.L'illusione di un ventenne
5.L'accusato 
6.Brindo a me
7.Senza asfaltu ne cimentu 
8.Taormina panzona 
9.Mentre gli alberi chiedono il silenzio 
10.Il questo mondo di multinazionali 
11.A muso duro (P. Bertoli) 
12.Ma tu


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C’era una volta la Sicilia, terra di bellezze smisurate e di cantastorie armati unicamente di chitarra e voglia di narrare. Per quanto non si possa più parlare dell’arte del cantastorie come vigente, continua per nostra fortuna ad essere fervido il desiderio di raccontare quanto accade intorno a noi riportandolo nero su bianco. Il cantautorato siciliano, nella fattispecie, si fa protagonista di questa scena in modo peculiare, molteplici sono quegli artisti che si sono avvicendati nel tempo tanto da creare una cerchia che ha lasciato il segno nell’immaginario collettivo.

Mimì Sterrantino è uno di questa cerchia, ha ereditato nel dettaglio tale desiderio con una capacità sorprendente e versatile, e che continua a sorprendere più che altro; mi piace pensare che un musicante come lui possa essere racchiuso all’interno dello stesso “girone” di cui sopra. Proveniente dai meandri della Sicilia orientale, da dieci anni esatti (che festeggia in questi giorni) è interprete, assieme alla sua fedele band, Gli Accusati, di brani allegri, riflessivi, piacevoli e descrittivi degli ambigui tempi che viviamo. Il suo ultimo lavoro in studio, L’Amedeo, è un reprise di vecchi brani estratti dai suoi album precedenti e riediti con annessi inediti in salsa blues, reggae e cantautorale e vede la luce dopo tre dischi pubblicati, per l’appunto, nel corso dell’ultimo decennio.

L’Amedeo si apre con un brano che riprende il titolo del disco ed è suddiviso in due parti entrambe descriventi la storia di questo caprone costretto a lasciare la sua amata per cui nutre un amore spassionato, Mariù, per raggiungere un’altra montagna. È piacevolissima la ritmica swing tinta di sfumature country alla base che richiama un Celentano nel pieno delle sue forze, questo è appurato, ma il testo supera davvero ogni aspettativa: l’amore, tematica di cui purtroppo oggi si abusa nei testi musicali e di cui si sottolineano gli stessi aspetti ripetutamente, è viscerale, spirituale e fa da cornice a questa storia triste in modo gradevole, è quell’amore che aziona un processo di sofferenza che solo chi è innamorato ciecamente può vivere e da cui, col dovuto tempo, si impara a sopravvivere.

Un altro step, tra i tanti, interessante è Taormina Panzona, brano che deriva dal primo omonimo disco del cantautore del 2007. Richiamando la tradizione di cui si parlava a inizio articolo, le sole voce e chitarra si fanno armi per descrivere la Taormina “bella, magica, giovane come non è più”, una città che vizia e ammalia, vivibile solo per coloro che venerano il lusso e lo spreco (quella in cui si pensa di buttare giù il teatro antico in quanto “troppo antico” con l’idea di costruirci un albergo, per intenderci) e che emargina l’artista di strada e il ragazzo che non si uniforma alla massa.
Nella tracklist fa capolino anche una cover di Bertoli, A Muso Duro, un brano nostalgico e saturo di spunti di riflessione e per questo molto affascinante. È un dato di fatto che il Pierangelo nazionale sia un colosso indiscusso, e che quindi i suoi brani ne diano conferma, ma anche l’interpretazione di Sterrantino è davvero notevole.

Lo scopo dello scrivere una recensione è quello di far si che artisti come Mimì Sterrantino possano emergere come meritano, che possano lievitare perché la propria musica possa essere racchiusa, col tempo, in quella cerchia che resta importante in tempore. L’augurio è sempre quello per lo meno.

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