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AFI – AFI (The Blood Album)

2017 - Concord Records
punk / pop

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Tracklist

1. Dark Snow  
2. Still a Stranger  
3. Aurelia  
4. Hidden Knives  
5. Get Hurt  
6. Above the Bridge  
7. So Beneath You  
8. Snow Cats  
9. Dumb Kids
10. Pink Eyes 
11. Feed from the Floor
12. White Offerings 
13. She Speaks the Language
14. The Wind That Carries Me Away


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Nella varia ondata di ritorni inattesi degli ultimi mesi, come non poteva non esserci posto anche per i cari vecchi AFI? Guidati dallo straight-edge-vegan Davey Havok – che da vecchio metallino-punkettino qual era, sembra essersi trasformato in un attore di Hollywood di serie B – il gruppo non dice apertamente di voler tornare alle origini dopo un periodo di smarrimenti, ma sostanzialmente il periodo potrebbe essere giusto. L’artwork del nuovo album che richiama Sing the Sorrow e il fatto che si tratti di un S/T potrebbero essere indizi necessari e sufficienti, ma è veramente un’operazione nostalgica? Beh, non esattamente, perché tra l’andare avanti con del rock-pop decente o tornare alle radici hardcore la scelta è… ovviamente la via mediana. Auff.

E’ pur vero che su pezzi come White Offerings la band ci da dentro in maniera abbastanza aggressiva, ma sembra quasi stia urlando controvento, cercando disperatamente di richiamare i tempi punk di fine anni novanta. Anche Aurelia picchia nel modo giusto, con quel suo sguardo ricco d’orgoglio e di coraggio per il futuro: “they’re barking in the wrong key” strilla Havok mentre la band lo segue con una serie di schitarrate.
E’ quando si lascia alle spalle questo copione, cioè spesso e volentieri, che non si capisce più quale sarebbe l’identità degli AFI nel 2017. Su Above the Bridge si fanno accompagnare da una serie di archi nel ritornello totalmente non necessari per un pezzo che poteva esser portato avanti solo dalla convinzione e dal “crunch”. So Beneath You parte con un bell’attacco, e anche il ritornello con i suoi coretti d’annata sembra poter essere uscito da qualche canzone del passato, ma il tutto ha comunque un sapore forzoso che lascia alla fine un retrogusto sgradevole. Meglio Dumb Kids che avanza comoda e sicura col suo fare pop-punk.
The Wind that Carries me Away è una conclusione niente male, giustamente epica ma non troppo forzata, anche se il riff di basso ricopiato da quello di I Feel You dei Depeche Mode suona un tantino pacchiano.

I fan degli AFI hanno più di trent’anni, come minimo, e davvero quello che cercano in una canzone possono essere liriche tipo “Am I boy enough, am I coy enough?”? Eppure, altrove i testi sono migliori: sembra quasi che The Blood Album (che suona meglio di AFI – AFI) non voglia scontentare troppo un teorico target audience, perdendo di vista l’ovvia verità, ossia che Davok e soci nel 2017 il pubblico dovrebbero crearselo e non cercarlo annaspando nel loro passato glorioso.
Sarebbe poi ora, dopo dodicimila anni, di lasciare un po’ di spazio a Jade Puget alla chitarra? In un mondo più giusto quell’uomo sarebbe riconosciuto come uno dei migliori chitarristi della scena, ma dategli il modo di esprimerlo.

Insomma, The Blood Album si ascolta senza drammi e patemi, ma dopo ventisei anni di carriera forse è lecito aspettarsi che dall’esperienza i ragazzi abbiano imparato qualcosa, invece di tirare a campare.

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