Menu

Il Diario Dell'Antigenesi

Trevor De Brauw, Fujima, Norma Cluster: Il Diario Dell’Antigenesi #34

diario_antigenesi

Il Diario Dell’Antigenesi è la nostra rubrica in cui vi presentiamo gli esordi discografici che più ci hanno colpito. Demo, EP, first release, MP3, tracce singole, bandcamp: scandagliamo l’universo musicale alla ricerca di nuove emozioni. Questo mese scopriamo il debutto solista di Trevor De Brauw, chitarrista dei Pelican alle prese con un progetto ambient/drone di tutto rispetto, la proposta fuori tempo massimo ma tremendamente piacevole dei sardi Fujima, che ci regalano una miscela di Pavement e Clap Your Hands Say Yeah e il post-rock interestellare dei Norma Cluster, che ci confermano quanto di buono ci avevano promesso sul finire del 2015 con il primo singolo 1527 Supernova.

A cura di Fabio Gallato.

Trevor De Brauw – Uptown
(The Flenser, 2017)

Al debutto da solista su The Flenser, il chitarrista dei Pelican Trevor De Brauw raggruppa sei  composizioni per chitarra scritte lungo una decina d’anni piena zeppa di impegni suddivisi tra gli stessi Pelican e i progetti paralleli Rlyr e Chord. L’ambientazione principale è nel panorama ambient/drone: l’artista statunitense mette insieme un viaggio emozionante fatto di sovraincisioni e loop ipnotici, elementi basilari di una placida introspezione che suona come lo specchio emozionale della gestazione lunga ed intensa di questo Uptown. Difficile evidenziare un momento che possa spiccare sugli altri in un lavoro che nasce – e funziona alla grande – per essere fruito come un continuum unitario, preferibilmente e per giunta da godere in loop. Un disco non facilmente assimilabile, ma sicuramente per cuori sensibili visto l’ampio spettro di sensazioni che va a mettere in scena lungo il suo intero svolgimento, ma anche all’interno dei singoli brani: ne sono emblema il singolo They Keep Bowing, che suona come una destrutturazione viscerale di un pezzo blackgaze e cela al suo interno un singolare contrasto di stanchezza/speranza, la digressione acustica di You Were Sure (una sorta versione caustica ma riflessiva dei colleghi Wreck And Reference) e la conclusiva From The Black Soil Poetry And Song Sprang, ambiziosa suite di 12 minuti in cui De Brauw si destreggia con maestria in una vera e propria sinfonia per le 6 corde, in cui luci ed ombre, sorrisi e nostalgie si corteggiano senza mai riuscire a raggiungere un punto di rottura o di unione definitiva. E nonostante questa continua incertezza, questo stallo fragile tra la ricerca di equilibrio e la voglia di osare, la spina dorsale di Uptown è saldissima e ci mostra un artista in completa padronanza del proprio talento e del proprio strumento.

Fujima – Fujima
(Hopetone Records, 2016)

I cagliaritani Fujima giungono al debutto con un ep omonimo che, dopo 5 anni di attività in giro per l’isola, li porta finalmente su disco. Tra Pavement, Pixies e Built To Spill i nostri sono fuori tempo massimo di almeno un paio di lustri, e paradossalmente proprio per questo motivo, i 6 brani contenuti in questo lavoro filano via goderecci lasciando la sensazione di assistere ad una lezioncina su come utilizzare nel migliore dei modi mezzi sonori ormai triti e ritriti, dimenticati dalle evoluzioni del panorama musicale contemporaneo. I Fujima si muovono con intelligenza creando un prodotto comunque fresco e compatto, dove l’influenza delle band storiche citate più sopra si mischia alla più recente ondata di garage-pop-lo-fi. Brani come Fiction Is You e la successiva Good Times, con le loro ritmiche dirette e gli intrecci tra chitarre e organetto elettronico, avrebbero fatto faville negli anni d’oro di Maximo Park e Clap Your Hands Say Yeah, oggi suonano luminosi e accattivanti, in una maniera pop che abbiamo dimenticato e che forse in pochi sapranno e vorranno ri-apprezzare. Nel frattempo ci limitiamo a godere di un prodottino onesto, sincero e soprattutto ben fatto, che sa far sorridere e commuovere con le sue storie semplici raccontate come meglio non si può.

Norma Cluster – Harmonices Mundi
(Autoproduzione, 2017)

Norma Cluster ve li avevamo presentati verso la fine del 2015 con il loro brano d’esordio 1572 Supernova. Ora i post-rockers vercellesi aggiungono 2 brani e debuttano davvero con l’ep Harmonices Mundi che prosegue il concept interstellare e il tentativo di portare in musica affascinanti concetti astronomici. E’ sempre difficile approcciarsi all’universo post-rock, e i Norma Cluster lo sanno: i nostri cercano di fuggire il tipico immobilismo post- disegnando traiettorie ampie e dilatate, in una sorta di rappresentazione sonora di quelle costellazioni e di quelle galassie che fanno la propria comparsa nell’ottimo artwork. Con l’ausilio di tappeti di respiro ambient e sintetizzatori alle volte sorprendenti, inusuali ma sempre di buona resa (come nell’ottima Tychonian), il post-rock spaziale dei Norma Cluster ha il suo punto di forza nelle melodie puntuali delle chitarre, in grado sia di dirigere con disciplina reiterata l’opera, sia di sconvolgerla, come nella bella ed epica deflagrazione finale di Primum Movens. Quello che manca è una certa dinamica nella ritmica, con la batteria che fila dritta come un’autostrada, senza introdurre quasi mai deviazioni e limitandosi al solo accompagnamento dei dialoghi tra gli altri strumenti. Ci troviamo comunque di fronte a un buon esordio: come già avevamo avuto modo di sperimentare, i Norma Cluster si confermano un progetto interessante che, se saprà regolare al meglio la propria rotta, sarà sicuramente in grado di conquistarci a pieno. 

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati

Close