The Founder, di John Lee Hancock

The Founder

Scheda

Titolo originale: id.
Regia: John Lee Hancock
Sceneggiatura: Robert D.Siegel
Fotografia: John Schwartzman
Montaggio: Robert Frazen
Scenografie: Michael Corenblith
Costumi: Daniel Orlandi
Musiche: Carter Burwell
Nazione: USA - 2016
Genere: drammatico - biografico
Durata: 115?
Cast: Michael Keaton, Laura Dern, Linda Cardellini, John Carroll Lynch, Nick Offerman, Patrick Wilson, B.J. Novak, Devon Ogden, Cara Mantella, Catherine Dyer, Ric Reitz, Kimberly Battista, Wilbur Fitzgerald, Chris Greene
Uscita: 12 gennaio 2017
Produzione: Filmnation Entertainment, The Combine
Distribuzione: Videa


L’ascesa del venditore di frullatori Ray Kroc, dal momento nel quale incontrò una coppia di clienti molto particolari, i fratelli McDonald, proprietari di un ristorante altrettanto particolare nel quale i piatti si vendevano e consumavano a velocità che per la metà degli anni ’50 erano del tutto impensabili.

L’idea meravigliosa di un uomo che s’imbatté in qualche cosa di assolutamente anomalo, un modo nuovo e rivoluzionario per interpretare prima il rito del mangiare e poi la nostra società, in altre parole il concetto di catena di montaggio applicata alla creazione di hamburger, in grado di trasformare il rito del mangiare in una vera rivoluzione dei tempi che dalle cucine dei fratelli McDonald invase tutto il mondo.

Michael Keaton prosegue alla ricerca di un nuovo modo di interpretare la propria carriera regalando un’altra perla alla sua folta collana di personaggi portati sul grande schermo con abile maestria. Questa volta l’ex Bruce Wayne, ultimamente nelle vesti di un giornalista d’assalto a caccia di uomini di Chiesa dediti alla passione per i ragazzini (Il Caso Spotlight), si limita ad una parte capace di narrare esclusivamente le gesta di Ray Kroc, un uomo innamorato di una personale visione del mondo e del suo ruolo di grande venditore d’idee e prodotti. Keaton fa tutto questo senza aggiungere nulla d’introspettivo ad un personaggio sul quale sarebbe stato facile imbastire la più semplice delle retoriche capitalistiche degli ultimi sessant’anni. Un personaggio istrionico quanto basta per riuscire a rubare la scena, e non solo il marchio McDonald, a tutti coloro che gli si avvicinavano, risucchiati da una personalità molto ingombrante.

Il biopic diretto da John Lee Hancock latita proprio nell’assenza di qualche riferimento extra professionale e di qualche cosa che vada oltre la più classica delle storie americane: quella dell’uomo di mezza età, perché non v’è limite alla capacità del singolo, capace di trovare la propria strada a dispetto di possibilità economiche non certo favorevoli, ma dotato d’idee, anche se altrui, vincenti.

La visione è quindi consigliata a persone di certo con la voglia di scoprire da vicino l’ascesa di un impero e di un’idea che anche se nacque fra le pieghe di carte bollate ha reso in seguito l’America quel che è ovvero lo standard, non solo per fast-food, per eccellenza, esportato in ogni angolo del globo. Si astengano invece tutti coloro che spererebbero di conoscere meglio le pieghe personali di un uomo e di una storia decisamente molto controversa.

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