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Animal Collective – The Painters EP

2017 - Domino Records
pop / indie

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Tracklist

1.Kinda Bonkers
2.Peace Makers
3.Goalkeeper
4.Jimmy Mack

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Il momento “Ep” non è nuovo per gli Animal Collective: predecenti o successivi agli LP, più o meno tutti usciti a distanza di due o tre anni l’uno dall’altro ci ricordano, quasi come mero strumento per attirare l’attenzione, che questo gruppo un po’ strambo creatosi un marchio (e ancora illuminato da quel pilastro di un certo percorso “indie” che è Merriweather Post Pavillon) è ancora qui e ci tiene a condurci nel mondo colorato dei suoi brani. 

Così, un anno esatto dopo “Painting With” ci regalano altre quattro canzoni che compongono “The Painters EP”, uscito via Domino Records il 17 Febbraio scorso. Quattro brani registrati nelle stesse session dell’ultimo LP appunto, cosa che non sfugge già dai primi secondi di ascolto.
Il gruppo, che nel frattempo era già diventato trio, mantiene tutti i suoi elementi caratteristici ma allo stesso tempo continua a lasciare il timone prevalentemente al Panda Bear dell’ultimo album.

L’Ep si apre con le percussioni psyco-tribali di “Kinda Bonkers”, piacevole sproloquio con le solite ripetizioni ossessive di frasi e parole.  La seconda e più ipnotica “Peacemaker” rallenta l’atmosfera con gli ormai tipici collage vocali accompagnati da una base senza cambi sostanziali.
La terza e più saltellante “Goalkeeper” riprende il ritmo e ci lancia in un vortice di sirene distorte e bassi in slap sormontati poi dai coretti e da parti vocali più veloci, che si allacciano alla conclusiva “Jimmy Mack”, cover dagli anni sessanta di Martha & The Vandellas già suonata durante l’ultimo tour: puro svago di pop stravagante in cui la voce è pienamente al naturale, unita alla base incalzante e vagamente retrò.

Così si chiudono i 13 minuti di “The Painters EP”, piccole tracce che funzionano più singolarmente che nel complesso: se si dedica un’attenzione particolare ai brani in sè, il primo e il terzo soprattutto, ci si ricorda della cifra stilistica peculiare che il gruppo ha da sempre, cosa che passa quasi in secondo piano ascoltando di fila l’intero Ep di cui poco resta in testa.
 
Restano indubbie le doti degli Animal Collective, che qui però si autocitano senza quella spinta in più che si fatica a trovare anche negli ultimissimi lavori.

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