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Fabri Fibra – Fenomeno

2017 - Universal
rap / pop

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Tracklist

1. Intro
2. Red Carpet (prod. da Neff-U)
3. Fenomeno (prod. da Takagi & Ketra)
4. Skit - Il tempo vola (prod. da Big Fish, co-prod. da Alessandro Erba)
5. Money For Dope 2017 (prod. da Bassi Maestro)
6. Pamplona (feat. Thegiornalisti) (prod. da Mace)
7. Equilibrio (prod. da Amadeus Platinum Boy)
8. Skit - Considerazioni (feat. Roberto Saviano) (prod. da Bassi Maestro)
9. Cronico (prod. da Demacio “Demo” Castellon & Mike Turco)
10. Stavo pensando a te (prod. da Big Fish, co-prod. da Rhade)
11. Lascia stare (prod. da Shablo)
12. Dipinto di blu (feat. Laioung) (prod. da Nebbia)
13. Invece no (prod. da Deleterio)
14. Ogni giorno (prod. da 2nd Roof)
15. Le vacanze (prod. da Don Joe & Yung Snapp)
16. Nessun aiuto (prod. da Rey Reel)
17. Ringrazio (prod. da Bot)


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Non avrei scommesso nemmeno un euro su di un ritorno in grande stile di Fabri Fibra. E in effetti all’uscita del singolo “Fenomeno”, davanti a quel: “Oh mi raccomando, non andare in televisione perché se no sei commerciale eh…” la tentazione di abbandonare l’ascolto era già forte. A parte che non mi era ben chiaro se stessi ascoltando un pezzo nuovo o qualche altra vecchia hit del rapper marchigiano, dato che la formula è sempre la medesima. Un beat quadrato relegato a semplice sottofondo, qualche allusione a fatti di attualità, giochi di parole infantili e tre/quattro parole ripetute in una cantilena ossessiva a mo’ di ritornello. Stop.

La ricetta di Fibra vende perché funziona e funziona perché vende. Anche se il già labile confine tra semplicità e banalità viene spesso travalicato, al suo pubblico non è mai sembrato importare. E le allusioni ai programmi di cucina (“…esco dallo studio con il Master Chef, …dopo cena mi fumo una Cannavacciuolo) rendono lampante fin da subito a quale fascia di italiani si rivolga. E come ogni bravo venditore, fornisce alla propria clientela ESATTAMENTE quello che vuole. Vale a dire: facili motivetti canticchiabili e qualunquismo becero spacciato per impegno sociale. E il suo ormai fidelizzato e assuefatto fan club risponde ancora una volta con gioia.

Peggio dei sacerdoti del culto fibresco però, ci sono solo i suoi detrattori tout court, quelli secondo cui il Tarducci nazionale ha sempre fatto schifo e sia solo l’ennesimo cialtrone fortunato. Non è così: gli ascoltatori più affezionati del genere sanno bene come il personaggio in questione la gavetta l’abbia fatta sul serio. E oltretutto con lavori più che dignitosi, culminati in quel “Mr Simpatia” che, nell’ormai lontano 2004, costituì un notevole punto di rottura con la tradizione del rap nostrano. Lavoro che pur prendendo evidentemente spunto dall’attitudine politicamente scorretta resa popolare da Eminem, nella sua quadratura metrica e musicale, tanto elementare quanto efficace, rappresentò un vero e proprio schiaffone al vetusto perbenismo insito nella società italiana e a una concezione del rap che sapeva di stantio già allora.

Come è ben noto, col passaggio su major lo sferzante umorismo (macabro) dell’ultimo lavoro indipendente, è stato edulcorato oltre ogni limite, finendo per impressionare ancora solo (pre)adolescenti ingenui e bigotti senza speranza di redenzione. Dalle canzonette per l’estate ai balli di gruppo il passo è stato breve. Tuttavia il crescente successo di pubblico è andato di pari passo col crollo verticale di originalità dell’artista, da oltre un decennio intrappolato in un personaggio di cui evidentemente, sarebbe sconveniente svestire i panni. Rieccoci quindi qui, a due anni dal precedente “Squallor”, a esaminare queste “nuove” 17 tracce. Tra virgolette perché, come già si è accennato, di nuovo non c’è davvero nulla.

Ironia della sorte, se paragonato ad abomini usciti recentemente come “Comunisti col Rolex” o “Lungomare paranoia”, Fenomeno ne esce con parecchi punti di distacco. Non essendo però questa una gara al ribasso, ciò non basta ad affrancarlo dall’abisso di mediocrità in cui scivola sin dai primissimi secondi. Come l’autore ricorda nell’intro: in Italia il rap è ancora considerata una cosa da ragazzini. Verissimo. Peccato il tenore di questa sua ultima uscita non faccia che fornire a questa opinione solido materiale per essere argomentata.

La ruffiana disamina dell’andamento mortificante del rap nello Stivale di “Red Carpet”, la vanagloriosa celebrazione della propria carriera in“Equilibrio”, il manierismo di “Cronico” , cui nulla serve citare i Cypress Hill e gli scontatissimi intenti motivazionali di “Lascia stare”, non sono che rap dozzinali su basi dozzinali. A farci vomitare letame semmai, sono i maldestri tentativi di rosicchiare pubblico all’indie e alla trap, inserendo le forzatissime partecipazioni di Thegiornalisti e Laïoung in “Pamplona” e “Dipinto di blu”. Forzature che finiscono per risultare inevitabilmente grottesche tanto è evidente gli abiti che si cercano d’indossare in tali tracce non siano i propri. Molto più onesto quando si improvvisa novello Pezzali in “Le vacanze”, in cui l’effetto 883 è garantito anche dalla base marcatamente cecchettiana di Don Joe.

Paradossalmente se volessimo individuare l’episodio musicalmente più riuscito, dovremmo puntare su quello più pop e meno rap, ovvero “Stavo pensando a te”, in cui alla banalità estrema di una storia d’amore finita male, si contrappone una bella produzione synth pop di Big Fish. Menzione speciale anche per Bassi Maestro, che quando si limita a produrre senza rappare, ne esce quasi sempre a testa alta. E in effetti, non fosse che la retorica di Fibra è talmente innocua da fare ormai più tenerezza che rabbia, anche “Money For Dope 2017” in fondo non è malaccio. Discorso che ovviamente vale anche per tutti gli altri testi in cui fatti recenti più o meno noti, vengono citati senza soluzione di continuità e risultando spesso anche fuori contesto.

Tanta e tale è la penuria d’idee, che nella doppietta conclusiva viene giocata senza vergogna anche la carta dell’adolescenza difficile. Il che, a quarant’anni suonati, risulta anche un po’ di cattivo gusto. Ma qualunque paragone tra “Nessun aiuto” e “Ringrazio” e “Cleanin’ Out My Closet”, risulta davvero improponibile.

Insomma a conti fatti di Fenomeno c’è veramente ben poco da dire. Fedele al suo personaggio e al suo pubblico, Fabri Fibra confeziona l’ennesimo disco che non dice nulla ed annoia. Probabilmente, si porterà a casa più di un disco d’oro anche stavolta. Come dicevo in apertura: non ci avrei (e non ci ho) scommesso nemmeno un euro su un suo ritorno in grande stile. E beh, sa il cielo se ho fatto bene…

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