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Cheetah Chrome Motherfuckers – The Furious Era 1979-1987

2017 - Area Pirata Records
hardcore

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Tracklist

CD1
1. 400 Fascists
2. Tellyson
3. Alkool
4. Easy Targets
5. Furios Party
6. Frustration i
7. Frustration ii
8. Voice Of The Blood/Barbed Wire World
9. RightTo Be Italian
10. Nation On Fire
11. Envy
12. Foe Or Friend
13. Life Of Punishment
14. We're The Juvenile Delinquence
15. Work (means death)
16. 400 Fascists (in town tonite)
17. Best Party Ever/No Bore
18. Alkool
19. Reagan Day
20. Bandix Power/Secret Hate
21. Addiction
22. Camp Darby Blues
23. Any Sacrifice
24. Need A Crime/Ultracore
25. Need A Crime
26. No Wordz
27. Terminal Fun
28. Commandos
29. Terminal Fun
30. Mad Race

CD2
1. Feel Like
2. Enemy
3. Sterilized
4. Sorry/R.M.
5. Daymare
6. Romeo Juliet
7. Strange Pain
8. Crushed By The Wheels Of Industry
9. Into TheVoid
10. Naymiorenggekkio


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La storia dei Cheetah Chrome Motherfuckers (da qui in avanti CCM) è la storia dell’Hardcore italiano, ovvero di quel movimento musicale e controculturale che, per buona parte degli anni ’80, ha messo a ferro e fuoco tutta la Penisola, dalla province alle città, ottenendo riconoscibilità e rispetto anche fuori dai nostri confini, vedi, ad esempio, il successo negli States dei Raw Power. The Furious Era 1979-1987 è la prima (e, direi, sacrosanta) raccolta ufficiale che rende finalmente giustizia alla band di Syd e Dome La Muerte, raccogliendo praticamente tutto il materiale pubblicato negli 8 anni di vita del gruppo toscano, partendo dai due 7” (l’omonimo e Furios Party), passando da Permanent Scar e concludendosi con l’unico e vero lp dei CCM, Into The Void.

È come al solito la mai troppo lodata Area Pirata Records a fregiarsi di tale merito, pubblicando il disco in due diverse ed eleganti confezioni doppio lp/doppio cd, piene di foto dell’epoca che ritraggono i CCM nel loro ambiente preferito, ossia sopra un palco. Era infatti la dimensione del live l’ambiente più consono per i nostri, dove il loro Hardcore primordiale poteva sprigionarsi in tutta la sua ferocia. Fu proprio al termine del lungo e massacrante tour europeo del 1987 (che aveva fatto seguito ad un tour negli Usa di spalla a gruppi come i DOA) che i CCM implosero, consci di aver dato tutto e di aver esaurito la propria spinta creativa. Prima di ciò c’era stata la fondamentale esperienza del Granducato Hardcore, sorta di movimento spontaneista che legava in una rete (moolto pre-internet, ricordiamolo) un insieme di band e appassionati che univano le forze in un ottica totalmente DIY allo scopo di diffondere musica, fanzine e altro.

Venendo alla musica dei CCM, la caratteristica che la definisce meglio è sicuramente la mancanza di compromessi: senza compromessi era la voce da cane rabbioso di Syd, senza compromessi erano le linee chitarristiche nervose e prive di qualsivoglia linea melodica di Dome, incompromessa era anche la furia e la velocità della base ritmica (Antonio Cecchi e “Vipera” Salani). Una furia radicale che attraversa come un veleno letale tutta la prima fase produttiva dei CCM e che non fu minimamente scalfita dai successivi sperimentalismi che caratterizzano Into The Void, album di Hardcore aspro, contorto e allucinato. Uno dei migliori dischi di HC italiano dell’epoca. Sì, perchè “l’HC italiano” fu veramente un genere musicale a sé, facendo scuola in tutto il resto dell’Europa fino agli USA; band come CCM, Negazione, Kina e Indigesti (solo per citare quelle di punta) facevano musica libera dai modelli di riferimento esteri. Un patrimonio della nostra musica Rock, un po’ come i CCCP lo sono stati per il Punk.

Per cui, questa raccolta dell’opera omnia dei CCM assume un valore storico abbastanza fondamentale. Fatela vostra.

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