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Goldfrapp – Silver Eye

2017 - Mute Records
synth pop / elettronica

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Tracklist

  1. Anymore
  2. Systemagic
  3. Tigerman
  4. Become The One
  5. Faux Suede Drifter
  6. Zodiac Black
  7. Beast That Never Was
  8. Everything Is Never Enough
  9. Moon In Your Mouth
  10. Ocean

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Avete presente quando dal nulla spunta il nuovo singolo di un’artista che apprezzate?
Mesi fa è uscito il singolo Anymore, apripista del nuovo Silver Eye targato Goldfrapp. Reinventarsi non è mai stato un problema per il duo inglese, a dispetto di (pochi) passi falsi il loro è un gradito ritorno per i fan – e non – del Goldfrapp sound.

Silver Eye è un vorrei ma non riesco. La voglia è incommensurabile, le idee ci sono, ma la messa in scena non rispecchia appieno le premesse. Se il già citato Anymore apre in maniera ottima il nuovo disco, seguito da una Systemagic che scava appieno dalla carriera del duo, i seguenti brani non riescono a spingere i buoni propositi in fase armonica oltre un certo livello che non lascia dietro di sé polvere di stelle. L’immersione in lidi ambient comincia con Fox Suede Drifter, consegnandoci delle atmosfere riflessive e intimistiche che rilanciano il proseguo del disco. Zodiac Black percorre la stessa strada del brano precedente inserendo qua e là ritmi ancestrali che danno vigore ad un tappeto sonoro vagamente noise.

Dopo la breve parentesi estremamente positiva si ritorna nella comfort zone con Beast That Never Was ed Everything is Never Enough, che si collocano fra l’esperienza precedente e la ricerca di soluzioni più ritmiche, lasciando lungo il corso un po’ di pathos. Si notifica un’ulteriore “passo falso” prima di arrivare alla conclusiva Ocean, vertice di ispirazione ambiented electro in cui la voce di Alison Goldfrapp sale e scende su un panorama che invece rimane coerente.

A quasi vent’anni dall’esordio i nostri non hanno perso la strada maestra e la loro impronta è ancora ben visibile e piena di luce propria. La critica che può essere mossa nei confronti di questo Silver Eye è quella di non esser riusciti a condensare 45 minuti di lucida oscurità. In più di un’occasione lo spunto automatico dato dall’esperienza soffoca la spinta emotiva che invece doveva essere il punto esclamativo del prodotto. Dopo che il lavoro precedente (Tales of Us) ci aveva consegnato un duo di artisti in grado di saper evolvere la propria anima ambient, qui l’istinto si è confuso nei meandri della tecnica.

Un buon album che non aggiunge molto alla carriera dei Goldfrapp, un buon album che accontenta tutti ma che non soddisfa (quasi) nessuno.

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