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Paolo Spaccamonti, Paul Beauchamp – Torturatori

2017 - Escape From Today / Fratto9
sperimentale

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Tracklist

1. White Side
2. Black Side


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Raramente mi capita, soprattutto quando si parla di una sorta di scena italiana (che personalmente apprezzo col contagocce), ma facciamo anche internazionale, di metter su un disco senza sapere cosa aspettarmi. Con Paolo Spaccamonti, invece, è un qualcosa che mi capita spesso, se non sempre. Ogni disco è l’incognita che vorrei ascoltare più spesso e ben più volentieri.

Accade un’altra volta, quindi, con questo disco scritto e suonato in compagnia di Paul Beauchamp ed intitolato “Torturatori”. Nomen omen, in un certo qual senso, una minaccia o una promessa, insomma, qualcosa che non lascia indifferenti, altro fattore da non sottovalutare oggidì. Così il duo si incontra sulla dissestata strada dell’improvvisazione, che negli anni ha visto avvicendarsi tanti artisti e non altrettanti campioni. Sta di fatto che i due, a ben vedere, fanno parte di entrambe le categorie.

I due brani che compongono l’album ed il loro alto minutaggio ci portano mano nella mano in un mondo anomalo e dalle tinte fosche. Il primo lato prende il nome di White Side ma che di bianco ha decisamente poco. Luminoso, sì, altrettanto aperto ma tutt’altro che easy, pregno com’è di una componente Americana di ragguardevole livello, con le chitarre di Spaccamonti a tesser trame polverose ed acustiche costeggianti la highway rumorosa di Beauchamp fatta di oggetti e strati elettrificati, elementi che presto si intrecciano fino a scomparire l’uno nell’altro senza lasciar traccia delle proprie origini dando luogo ad un nuovo essere sfavillante pronto ad immergersi nel delta di un fiume di rottami che un tempo andavano a comporre qualcosa di concreto e senziente. Più simile ad un monolite oscuro e debilitante è il Black Side il cui compito è quello di chiudere un cerchio donando identità unica al lavoro, ricoperto da una patina cinematica mica male che parte quasi in silenzio e cresce risalendo un flusso esplosivo di rumore e post-tutto strabordante, reso immenso dalla sinergia infestata ed elettrogenetica dei due.

Come dicevo già in altra sede non c’è niente di meglio, per me, dell’imprevedibilità. Con “Torturatori” ho avuto modo di confermare, ancora una volta, che è proprio questo a rendere un album bello al di là di ogni altro fattore in campo.

 

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