Recensioni

Arca – Arca

2017 - XL Recordings
elettronica / pop / avantgarde

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Piel
2. Anoche Saunter
3. Urchin
4. Reverie
5. Castration
6. Sin Rumbo
7. Coraje
8. Whip
9. Desafío 
10. Fugaces
11. Miel
12. Child


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Accendetevi una Red Apple seduti sul muretto di un grattacielo, con i piedi nel vuoto, tra l’eccitazione dovuta alle vertigini e le orecchie che fischiano, dopo aver passato la serata a farvi di acidi e cartoni al Berghain. Ecco, solo a quel punto e in quel momento potrete immaginare cosa significhi ascoltare Arca, il nuovo album omonimo di Alejandro Ghersi.

Arrivato al terzo disco ufficiale, il producer venezuelano sembra nel pieno della sua maturità artistica. Rispetto ai precedenti due Lp, in questo, intitolato semplicemente Arca, l’artista utilizza uno strumento in più: la sua voce. Per un’esigenza più intimista sceglie di raccontarsi e mettersi a nudo utilizzando la sua lingua, quella spagnola, nonostante ora sia di stanza tra New York e Londra. La sua voce, androgina e fredda come quella di un fantasma, risulta molto vicina, per tensione emotiva, a quella di Anohni (Antony and the Johnsons) e, nei passaggi più freddi e spettrali, sembra una sintesi dei fratelli Dreijer (The Knife).

Distorsioni, riverberi e cacofonie sono presenti anche in quest’album. Stavolta, però, Arca attenua il suo terrorismo sperimentale, riuscendo ad avvicinare le sue produzioni, soprattutto nelle tracce più vicine alla forma canzone, a quelle squisitamente pop della sua madrina artistica, Bjork, di cui è stato anche co-produttore nell’ultimo album. Le melodie solenni e classicheggianti fatte di archi magnifici, piani lugubri e organi religiosi si legano fino a determinare un’osmosi, mai statica, con percussioni che viaggiano dal Breakbeat alla post-dubstep.

Un elettronica d’alta scuola, costruita per la maggior parte su atmosfere minimali fatte di synth e voce, quella di Ghersi stesso, che sono state poi arricchite di decorazioni acide e trascendentali per diventare quella materia fluida e radioattiva che è la sua musica.

Per quanto riguarda l’artwork e la parte più visual, sempre cara ad Arca, questa è curata dalla fedele Jesse Kanda, che da sempre affianca il producer venezuelano nella creazione di un universo immaginario provocante e genderless, dove si sviluppano le sue creazioni musicali. Basti pensare al videoclip di Desafio, una delle tracce più riuscite e affascinanti dell’album, dove Arca, vestito in tenuta BDSM, si congeda sorretto da quattro uomini in una posa ispirata alla Pietà di Michelagelo.

In definitiva, siamo di fronte a quello che si può considerare l’Homogenic del 2017, sintesi di sperimentazione e art-pop di matrice IDM: si ritaglia un posto di rispetto tra i migliori viaggi acidi da fare in un club quest’anno. Vi contorcerà l’intestino, sta a voi giudicare se questo è un bene o un male.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni