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Mark Lanegan Band – Gargoyle

2017 - Heavenly Recordings
pop / blues / rock

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Tracklist

1. Death's Head Tattoo
2. Nocturne
3. Blue Blue Sea
4. Beehive
5. Sister
6. Emperpor
7. Goodbye To Beauty
8. Drunk On Destruction
9. First Day Of Winter
10. Old Swan


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Ho visto darsi alla macchia parecchi fan della prima ora di Mark Lanegan quando lui e la sua MLBand hanno tirato fuori “Blues Funeral”, nel 2012. La presenza di elementi elettronici e un titolo che non lasciava nulla all’immaginazione sono stati sufficienti per catalogare il lavoro come “pop”, quindi per molti una vera bestemmia, terrorizzati come sono dall’ammettere che un disco di tal genere, se di genere si può parlare (ovviamente no, ma vaglielo a spiegare), potrebbe interessarli tanto da acquistarlo ed ascoltarlo a volumi consoni nella propria cameretta anziché sperticarsi in recensioni che tirano in ballo concept e influenze che agli artisti in causa non sono passate nemmeno per l’anticamera del cervello e facendo dunque la figura dei cioccolatai agli occhi di che ne sa un attimo di più.

Ma ognuno a modo suo, come diceva un non ben definito saggio, e così anche Lanegan ha fatto un po’ come cazzo gli pareva. Si è trasformato così tante volte che si finisce per perderne il conto ed è questa la sua forza, perché, pur cambiando pelle, è riuscito a rimanere se stesso e senza andar troppo lontano dalle sue radici anomale restando piantato fermamente nella sua classe innata. A dimostrarlo c’è questo nuovo lavoro intitolato “Gargoyle” che supera a destra il seppur buono ma non eccelso “Phantom Radio” e torna a quanto lasciato sul disco succitato.

Accantonato ormai da tempo il celebre “posacenere in gola” il cantante si attesta invece su un cantato che dirsi cristallino è un po’ troppo ma che tanto paga ad una luce mai vista prima d’ora. Sin dal primo singolo Nocturne si fa strada l’evidente imbattibilità del nostro di scrivere melodie a dir poco catchy e a dir tanto super-pop, mutuandole in un mare pop di arpeggiatori e ritornelli che tornano ancora e ancora. L’assenza di una sezione ritmica puramente rock su Blue Blue Sea ci dà un’altra misura ancora, quella di un gospel spogliato dell’esplosività del genere ma arricchito da un tappeto di synth e organi elettrici spaventosamente azzeccati a rendere il tutto più liquido che mai, pur nella sua paludosità di fondo. Inutile nascondersi dietro un dito: le chitarre arpeggiate di Beehive ricordano molto da vicino i lavori late eighties di Bernard Sumner e soci con il treno synth-drum che porta avanti una melodia invincibile, da classifica si sarebbe detto in altri tempi (lo stesso accade sulla conclusiva Old Swan). A riportare il tutto su binari più sfacciatamente “rock” ci pensano la splendida Death’s Head Tattoo, pur nel suo essere sornionamente electro infestata ed accompagnata da un sax da struscio selvaggio, ed il blues infernale di Sister, infame ballata dalle tinte fosche e da chiesa in fiamme.

Istericamente folk-rock è Emperpor che diventa subito “il pezzo che avrebbero voluto scrivere i QOTSA” ma che in assenza di Lanegan non sono stati in grado di fare, complice quell’assolo di chitarra ultra compressa piantato nel bel mezzo del brano. Goodbye To Beauty ci catapulta subito indietro ai lavori condivisi con Isobel Campbell immergendoci in un polveroso viaggio tra saloon e deserto a perdita d’occhio in una spirale di bellezza country senza fine. Mentirei se dicessi che non sono caduto dalla sedia quando è entrato un ritmo d’n’b simil-Prodigy che sembra essere uscito dritto dritto da “Music For Gilted Generation” introducendo Drunk On Destruction, mentre la serenità infinita della strascicata di First Day Of Winter mi riporta ad una pace inusitata nella sua melodiosa redenzione.

Non siate timidi, quindi. “Gargoyle” è un disco pop che più pop non si può, ed è pure bellissimo, sentito, ispirato come non capitava da parecchio, scritto da Dio (proprio lui) e profondo più di quanto potrebbe sembrare data la semplicità con cui scivola via dal primo all’ultimo brano. Consiglierei ai “fuggitivi” di tornare all’ovile superando i pregiudizi e permettendo a questo maestro dell’emozione di stregarli ancora una volta.

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