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Paolo Benvegnù – H3+

2017 - Woodworm
songwriting

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Tracklist

1. Victor Neuer
2. Macchine
3. Goodbye Planet Earth
4. Olovisione In Parte Terza
5. Se Questo Sono Io
6. Quattrocentoquattromila
7. Boxes
8. Slow Parsec Slow
9. Astrobar Sinatra
10. No Drink No Food


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Qualche tempo fa un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Arizona ha scoperto che lo ione triatomico H3+ è la molecola più presente nello spazio interstellare, oltre che una delle più importanti dell’universo, e potrebbe addirittura nascondere i segreti di quanto accaduto immediatamente dopo il Big Bang. Siamo consapevoli del fatto che non sia esattamente la premessa che ci si attende dalla recensione di un album musicale, ma nel caso dell’ultima fatica di Paolo Benvegnù era più che mai necessaria.

H3+ è, dunque, il titolo del nuovo disco del cantautore e chitarrista milanese, capitolo finale di una trilogia avviata con Hermann e proseguita con Earth Hotel. Anche stavolta si tratta di un lavoro complesso, capace di testimoniare tutta la sensibilità del Benvegnù scrittore e del Benvegnù musicista.

È proprio dal primo che riteniamo necessario partire: H3+ è un poema epico in dieci episodi, intriso di Calvino e di atmosfere filosofiche e orientaleggianti, un’antologia di visioni raccolte da un immaginario esploratore spaziale che viaggia alla ricerca della verità sull’esistenza e sull’universo, in un percorso che diventa, inevitabilmente, anche di conoscenza dell’io, in cui il corpo stesso è astronave. Fra poesia e misticismo, le parole di H3+ assumono un peso specifico enorme e rendono assolutamente necessario un ascolto attento e consapevole. Non è un disco immediato: Paolo Benvegnù, d’altronde, non sembra aver mai amato le cose semplici.

Ma la grandezza di H3+ sta pure nelle scelte stilistiche: nell’eleganza degli archi che s’inerpicano fra le invocazioni alla Dea dell’Attesa e della Creazione e le vertigini dell’ascesa dell’opener Victor Neuer, nel tachicardico elettro pop di Macchine che cede il passo a una coda in crescendo, negli echi bowieani di Ashes To Ashes contenuti in Goodbye Planet Earth. Ma anche una ballata d’amore come Olovisione In Parte Terza si carica di suggestioni dreamy, di polvere di stelle, di note malinconiche e di parole afferenti al campo semantico del viaggio, mentre il piano ne disegna lo scheletro. Lo sguardo seducente di Se Questo Sono Io, la tensione palpabile della solidissima Quattrocentoquattromila e lo stile quasi epigrammatico, il linguaggio frammentario e le atmosfere cupe di Boxesconducono al gran finale con altri tre pezzi di pregevole fattura: prima la maestosità e l’ariosità di Slow Parsec Slow raccontano la fuga dalle tenebre e l’approdo in lande luminose fra le carezze jazzy del sax di Steven Brown, poi il raffinato pop di Astrobar Sinatra fa da ponte verso No Drinks No Food che disarma e affascina con l’eleganza delle trame acustiche e dei sempre ottimi archi, suggellando il disco e questa trilogia che scava e indaga sul senso del nostro esistere.

H3+ è uno dei dischi più belli ascoltati finora quest’anno e, ne siamo certi, saremo in grado di dire lo stesso anche fra sette mesi. Paolo Benvegnù continua a non sbagliare un colpo: confeziona un altro prodotto di assoluto spessore e si proietta nel gotha degli artisti italiani di questa decade, dopo la già positiva esperienza negli Scisma, grazie alla ricercatezza delle soluzioni musicali e alla sua grande vena poetica.

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