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At The Drive-In – in•ter a•li•a

2017 - Rise Records
post-hc

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Tracklist

1.No Wolf Like the Present
2. Continuum
3. Tilting at the Univendor
4. Governed by Contagions
5. Pendulum in a Peasant Dress
6. Incurably Innocent
7. Call Broken Arrow
8. Holtzclaw
9. Torrentially Cutshaw
10. Ghost-Tape No. 9
11. Hostage Stamps


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Quando uscì Relationship Of Command, nel lontano 2000, nessuno avrebbe potuto immaginare un futuro senza gli At The Drive-In. Era troppo grande la portata di un disco che piombava giù da un cielo nero e tormentato per ridare forza alla musica rock tutta, che tra orrende deviazioni di ogni sorta, stava facendo a brandelli tanto la propria dignità quanto la propria storia. Meglio ancora, Relationship Of Command era il futuro e, nonostante il folle e pressoché immediato abbandono alle scene da parte dei suoi artefici, lasciò una firma indelebile, segnando la strada di un cambiamento che negli anni a venire sembrava davvero poter essere epocale. Gli At The Drive-In si spingevano oltre i limiti dell’universo punk/hardcore, davano un senso reale e tangibile al prefisso post, allargavano l’orizzonte della sperimentazione e della sperimentabilità e mettevano in scena una delle più furenti, passionali e personali interpretazioni della storia del rock.

17 anni dopo, con in mezzo 2 nuove band ed un paio di reunion tour senza troppo spirito, c’è in•ter a•li•a. Il panorama, se vogliamo, non è poi così differente da quello di inizio millennio: il rock, frammentato in mille sottogeneri, soffre di una crisi d’identità che l’ha visto soccombere per la prima volta nella storia, anche e soprattutto in ambienti indipendenti, agli oltraggiosi richiami del pop e dei suoi volubili derivati. In questa storia che si ripete, in•ter a•li•a è un disco terribilmente soddisfacente rispetto alle enormi aspettative che ne hanno circondato la genesi: complicato, folle, lucidamente caotico, è quanto di più vicino si potesse immaginare a ciò che sono stati e che hanno significato gli At The Drive-In.  

In in•ter a•li•a la band texana dimostra una forma smagliante, sia dal punto di vista individuale che del collettivo: Cedric Bixler-Zavala mette a frutto -senza eccessi- il lavoro di estrema estensione vocale compiuto negli anni con i Mars Volta, Omar Rodriguez dipinge melodie schizofreniche e claustrofobiche con una convinzione che poche volte ci è capitato di ascoltare, Keeley Davis (già negli Sparta) non fa rimpiangere l’assenza di Jim Ward, mentre Tony Hajjar regge e dirige la questione da fuoriclasse assoluto, dispensando tempistiche in alcuni frangenti davvero impensabili, sulle quali si innestano le linee martellanti e precise di Paul Hinojos. Ogni brano, incastonato nella tagliente cornice imbastita dal produttore Rich Costey, mette in mostra ognuna di queste caratteristiche, finendo poi però per risultarne una somma perfetta: Call Broken Harrow e Holtzclaw sono la pura e sopraffina essenza di Rodriguez, la pietra angolare della chitarra hardcore, melodie devastanti al servizio prima del noise poi del più puro punk-rock; in Hostage Stamps e Torrentially Cutshaw Zavala si spinge in cavalcate elettriche all’apparenza insostenibili per una voce terrena, mentre in Ghost-Tape No. 9 Hajjar dà sfoggio di una versatilità estrema, dando il là ad un post-punk marziale, sporco e dissacrante, quasi in antitesi con le lancinanti rasoiate scagliate fin qui. Il tutto è ancora una volta un manuale irraggiungibile del genere (quale, poi?), un richiamo al (dis)ordine ed una fonte inesauribile di ispirazione per un panorama che troppo spesso tende a chiudersi in una noiosa comfort zone.

in•ter a•li•a non è e non vuole essere un nuovo Relationship Of Command. E’ piuttosto un suo dovuto e sentito completamento: quasi a voler proseguire una storia interrotta troppo prematuramente, vittima delle ambizioni esplosive dei suoi protagonisti, gli At The Drive-In sono tornati forti di nuove esperienze, sicuramente più maturi e coscienti, ma arsi ancora dentro da quello stesso fuoco con il quale avevano incendiato le scene due decadi fa. Erano i migliori sulla piazza, lo sono tutt’ora, ma per dimostrarlo oggi non hanno bisogno di auto-distruggersi.

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