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Linkin Park – One More Light

2017 - Warner Bros
pop / rock

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Tracklist

1. Nobody Can Save Me
2. Good Goodbye
3. Talking To Myself
4. Battle Symphony
5. Invisible
6. Heavy
7. Sorry For Now
8. Halfway Right
9. One More Light
10. Sharp Edges


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Informazioni di base
“One More Light”, il nuovo album dei Linkin Park, a circa 3 anni di distanza dall’ultimo “The Hunting Party”, uscito nel 2014, è la riprova che questo gruppo ha una voglia incredibile di continuare a suonare. Il disco è stato registrato su un periodo piuttosto lungo di circa 2 anni, perché la spola tra la California la Gran Bretagna ha richiesto più sessioni di registrazione. “One More Light” è composto da 10 brani inediti e vede alla produzione il buon Shinoda accompagnado da Delson. La prima uscita è rappresentata dal singolo “Heavy” che rappresenta una piacevole novità sul lavoro di produzione e registrazione dei Linkin Park, in quanto, per la prima volta, è inclusa la partecipazione di una voce femminile, rappresentata dalla giovane songwriter statunitense, Kiiara. Tra marzo e aprile arrivano altri due singoli, il brano “Battle Symphony” e l’altra traccia, “Good Goodbye”.

Obiettivi
È sempre difficile parlare di un gruppo come i Linkin Park, degli obiettivi, dei progetti. La band di Bennington e Shinoda si sta barcamenando dopo essere rimasta intrappolata nel tragico disastro del nu metal. Il gruppo sta prendendo una strada particolare fatta sempre meno chitarrone alternate a strati di elettronica un po’ pop e un po’ new wave. Lo stesso Shinoda ha descritto il lavoro come una sorta di ricerca sperimentale relativamente alle strade che il gruppo potrà intraprendere in futuro. Forse proprio per questo motivo il gruppo ha sentito il bisogno di circondarsi di un alto numero di collaboratori, che potessero fornire il loro appoggio per la registrazione delle parti vocali o per appesantire ulteriormente le chitarre. C’è tanto rap, inevitabilmente, con Pusha T e Stormzy, ma c’è anche tanto, troppo pop, con Ed White ed Emily Wright. Questi anni sembrano essere utili per valutare quale ambiente è più congeniale a questa specie di senzatetto.

Metodi
Cambiano i tempi anche per i Linkin Park. Un gruppo che, in realtà, non ha mai disdegnato la sperimentazione e il coinvolgimento di persone qualunque. Oggi è più facile grazie ai social. Proprio attraverso i social la band ha iniziato a promuovere questo nuovo lavoro postando, di tanto in tanto, qualche estratto dalle sale di registrazione. Chi è che non lo fa? Con il tempo ci hanno preso gusto al limite dello stalking, con continui aggiornamenti anche via mail. È cambiato, in maniera piuttosto sensibile, anche il modo di portare a compimento le registrazioni, con un coinvolgimento diretto delle guest star invitate a partecipare direttamente alla fase di costruzione del brano, a differenza di qualche anno fa, quando per loro era preferibile andare in giro con brani pronti chiedendo a qualcuno di inserire stronzate a caso. Anche questa sembra essere una sorta di “via” per la sperimentazione per salvare il futuro criptico ma abbastanza ineluttabile della band.

Conclusioni
Il locale ha chiuso da un pezzo. Vale la pena star qui ad attendere la riapertura? Sì, ma solo se si hanno soldi da buttare. Erano belli e abbastanza fighi i Linkin Park. Adesso sono invecchiati anche loro e molte cose si sono perse. “One More Light” è inteso dalla band stessa come un album di foto ricordo di quando si era fighi, però pieno di troppi orpelli intrallazzati con un pop davvero brutto. Anche se Shinoda e Co. riconoscono una qualche influenza di band come i Cure, stravecchi anche loro ormai, si nota troppo la perculante intenzione di voler fare cose “attuali”. Forse i Linkin Park, una volta entrati in studio con tutti questi ragazzi del poppe e del rappe, si sono sentiti in soggezione al primo accordo in quinta. Ma la vita è anche fatta di costanti, e la costante di tutta la discografia di questo gruppo, inevitabilmente tracciata anche in questo album, è quella attitudine emo che scappa fuori come una scorreggia impossibile da trattenere. Non penso sia una novità assoluta un brutto album dei Linkin Park. La speranza sta nell’acquisizione di una nuova consapevolezza relativamente alla reale dimensione e alle reali potenzialità di un gruppo che prima stava benissimo negli stadi e che oggi vuole un posto in prima fila ai Grammy. Chi non ha compreso questo status delle cose è un inguaribile emo o uno di quelli che piscia nel lavandino e si lava la faccia nel water.

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