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Igorrr – Savage Sinusoid

2017 - Metal Blade Records
experimental / breakcore / black metal

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Tracklist

1. Viande
2. Ieud
3. Houmous
4. Opus Brain
5. Probleme D'Emotion
6. Spaghetti Forever
7. Cheval
8. Apopathodiaphulatophobie
9. Va Te Foutre
10. Robert
11. Au Revoir


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Igorrr, all’anagrafe Gautier Serre, è il tipico artista che, da queste parti o, per meglio dire e capirci, in Italia, viene calcolato solo quando i giochi sono già bell’e che fatti. Leggasi: quando l’hype comincia a circondare un determinato personaggio/gruppo musicale. Meglio tardi che mai? Forse sì, forse no. Tutto modo buongiorno a tutti i nuovi arrivati, questo signore è un giro da un pezzo, tipo da undici anni, e di dischi sul groppone ne ha cinque più svariati EP (di cui uno pazzesco al fianco di quell’altro matto che è Bong-Ra).

Negli anni il progetto ha assunto diverse nuove sfumature fino a virare totalmente in qualcosa di virale ed orrorifico ai massimi livelli, implementando tra le proprie fila in via definita le ugole di Laure Le Prunenec, padrona di casa del progetto Rïcïnn, spettacolare performer che in solitaria ci ha donato un disco devastante intitolato “Lian” (fatevi un favore ed ascoltatelo) e Laurent Lunoir, oltre al batterista Sylvain Bouvier. Non più un’influenza distante, quella del metal estremo, corroborata da guest di livello (una su tutte Teloch dei Mayhem), ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. Come lo è l’abbandono della leggendaria Ad Noiseam per lidi più “chiari” (o meglio, sicuri) come quelli della Metal Blade Records.

Cos’è rimasto dell’assurdo e fantasmagorico “Hallelujah” sul nuovo “Savage Sinusoid”? Ben poco. Onestamente non so dire se sia un bene o un male. Ripetersi è sempre male, andare in direzioni sì diverse ma leggermente casuali un po’ meno. Se è ormai chiaro che il verbo black metal è diventato indiscusso ospite sempre gradito, è altrettanto evidente che la confusione, qui e là, regni sovrana. Chi di voi già conosce il personaggio sa che di norma creare dedali sonori di difficile traduzione è materia in cui è maestro ma, in questo caso specifico, il tutto sembra vieppiù male assortito. Probabilmente cosa voluta, ma, amico, datti una calmata.

Il trittico iniziale composto da Viande, ieuD e Houmous mi dà l’impressione di non essere ben congegnato, con la prima che si erge a stompone metal-core senza arte né parte con schizzi vocali simil-pattoniani, la seconda come sgrillettata di black barocco/sinfonico da rave party e la terza, migliore senza dubbio delle precedenti, che tra bandoneon matto, chitarre laser, grida belluine e umori klezmer riporta alla mente quei pazzi degli Sleepytime Gorilla Museum (con le dovute distanze, ben inteso) ma che pare, sottolineo pare, assemblata a casaccio.

Opus Brain apre a sintomi che paiono richiamare da vicino i Prodigy dell’ultimo “The Day Is My Enemy”, forse anche troppo, con una bella infilata di dardi d’n’b/jungle assassini ma che ristabiliscono un alto livello di gradimento, soprattutto grazie alla violenza/classe vocale di miss Rïcïnn, un momento signora dell’opera e quello successivo squartatrice di ventri molli in un afflato da killing time assicurato. Di tutt’altra pasta è la bellissima Problème D’Émotion, “ballad” elettrogenetica di chiara provenienza infernale, che lentamente si costruisce attorno al perno di un pianoforte dalle tinte horror.

Di Spaghetti Forever e del suo essere Pendulum in salsa metal vorrei dimenticarmi sin da subito, esattamente come della casuale metallo-popolar-francese Cheval, che vede sugli scudi Travis Ryan dei Cattle Decapitation che però torna a dar manate su Apopathodiaphulatophobie e qui finalmente cominciamo a ragionare: la natura estrema del brano, gli strappi di chitarra di spruanciana memoria, le cannonate elettriche, i grunt e il disagio operistico si fanno verbo del male e tutto fila liscio a suon di sberle. Superato a fatica un altro filler in salsa grind da sbadiglio multiplo arriva Robert e quella voglia di assurdità feroce torna a farsi sentire ed è un viaggio in una radio malata pregna di distruzione avant-glitch e meticolosi cut-up mortiferi tenuti assieme da una batteria-treno impietosa, quasi fosse un’improv da dance-floor abissale da ascoltare ganci nel petto appesi ad un albero piantato nel nulla cosmico. Per quanto riguarda la finale Au Revoir rileggetevi quanto ho scritto per la traccia numero 5 e a posto così (ma con molta meno enfasi e trasporto perché il finale symphonic metal proprio me lo sarei evitato).

Insomma del genio che fu Igorrr è rimasta l’indiscussa classe e le idee malsane qui purtroppo rare seppur interessanti. “Savage Sinusoid” non è un passo falso ma nemmeno un album che ci si gusta in toto come rapiti da una spirale multiforme di degenerazione psichica. Bene ma non benissimo, direbbero i giovani d’oggi.

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