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Harvestman – Music For Megaliths

2017 - Neurot Recordings
drone / experimental

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Tracklist

1. The Forest Is Our Temple
2. Oak Drone
3. Ring Of Sentinels
4. Cromlech
5. Levitation
6. Sundown
7. White Horse


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A 7 anni di distanza da “Trinity“, Steve Von Till dei Neuroris ritorna con un nuovo capitolo del su suo progetto solista a nome Harvestman, e continua pur sempre senza stravolgere la formula musicale già ormai rodata e la sua personale sperimentazione della materia sonora.

Le trame musicali create in “Music For Megaliths” sono sempre rarefatte e spaziano da momenti oscuri che scavano nel profondo ad incredibili atmosfere eteree che lasciano a chi ascolta un mix di inquietudine e rilassatezza. Così come nei Neurosis, è proprio questo equilibrio tra chiaro e scuro la caratteristica principale del disco e di qualsiasi produzione Harvestman, anche se qui in modo differente, in quanto la voglia e la libertà di sperimentare e oltrepassare i limiti in questo progetto sono probabilmente più forti. Le distorsioni vengono utilizzate ancora di più non solo come mezzo per dare potenza ad un brano, ma soprattutto per produrre tappeti sonori mai banali e complessi. La formula tipica della canzone, con l’alternarsi di strofa e ritornello, viene totalmente destrutturata e soppiantata dal mix di loop elettronici e di synth spesso ripetitivi fino all’ossessione, e che si fondono prima con feedback di chitarra tipici del drone nello stile degli Earth, poi con rumori al limite del noise ed infine con arpeggi delicati di chitarra vicini ad un folk non proprio convenzionale.

Incasellare “Music for Megaliths” in stereotipi di genere è comunque molto difficile, perché la voglia di osare la fa da padrone dalla prima all’ultima nota del disco. Il disco si apre con l’incedere ritmico di The Forest Is Our Temple, che sembra voler scandire il battito di un cuore in un crescendo di emozioni che vanno sempre più scemando fino all’epilogo quasi epico; diverse sono Oak Drone, dove la tensione dura per tutto il brano in maniera ipnotica come una sorta di ninna nanna luciferina, e ancora la successiva dolce ed onirica Ring of Sentinels, con la sua base in stile trip hop. Cromlech sembra voler proseguire sulla stessa lunghezza d’onda, così come la psichedelica Levitation, nella quale dietro le pelli troviamo il batterista dei Neurosis Jason Roeder, unico musicista aggiunto sul disco.

Tutta questa apparente calma viene però spazzata via dal basso super distorto di Sundown, che ci catapulta nuovamente negli inferi. White Horse, dove compare in maniera evidente la calda voce di Von Till con il suo fare da cupo cantastorie e con l’aggiunta di un flauto vellutato, ci accompagna verso la fine di questo lungo viaggio altamente emozionale e sorprendente, ma sicuramente difficile e non per tutti, nella quale risulta molto facile perdersi.

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