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Hugo Race & Michelangelo Russo – John Lee Hooker’s World Today

2017 - Glitterhouse Records / Gustaff Records
blues / rock

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Tracklist

  1. Hobo Blues
  2. Love Blues
  3. Serves Your Right To Suffer
  4. Decoration Day
  5. The World Today
  6. The Motor City is Burning
  7. Country Boy
  8. When My First Wife Left Me

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Hugo Race è fondamentalmente un bluesman. Ma la sua è una storia lunga, che tocca tanti angoli del mondo. Partito dalla nativa Melbourne, la sua discografia e le sue innumerevoli collaborazioni si spostano e si intrecciano un po’ dappertutto. Gli inizi al fianco di Nick Cave, l’esperienza con i Wreckery, poi i True Spirit, la base in Europa, e soprattutto il grande rapporto con l’Italia. Sarebbe impossibile citare tutti gli artisti italiani con i quali ha collaborato, d’obbligo le lunghe collaborazioni con i Sacri Cuori – progetto Fatalists – e con Giovanni Ferrario e Marta Collica – progetto Sepiatone, al quale ha preso parte anche Mick Harvey.

E poi l’Africa, alla quale è approdato grazie al progetto Dirtmusic (con Chris Eckman e Chris Brokaw) e alle collaborazioni con i maliani Tamikrest. Si potrebbe parlare di world music, nel senso più ampio del termine, per descrivere il suo splendido percorso di collaborazioni tra il punk, il blues, l’industrial, la musica d’autore italiana, il folk, la musica berbera.

Ma, si diceva, Hugo Race ha l’anima del bluesman: il vissuto della sua voce, il suono della sua chitarra, l’attitudine. Qualcuno durante la primavera del 2016 può aver avuto la mia stessa fortuna: vedere Hugo Race e il suo fido Michelangelo Russo suonare in duo, chitarra e armonica (con loop station e diavolerie varie). Un’esperienza ai limiti dell’esoterismo, nella quale i due si lasciano trasportare dallo spirito del blues ed eseguono una serie di omaggi a John Lee Hooker.

Adesso questa esperienza è diventata un disco, nel centenario della nascita del bluesman; meno radicale e dionisiaco rispetto alla performance live, ma comunque estremamente vero e sentito. Un ritorno al blues delle origini, dopo aver spaziato in lungo e largo, una forte necessità di pagare un debito originario, di ficcare le mani nelle viscere e nell’anima, di recuperare la carne e lo spirito.

La chitarra di Hugo Race è viva, vibrante, devota al Dio del blues; mentre il suono dell’armonica di Michelangelo Russo, con l’aiuto di effettistica e stompbox, rende l’operazione più sperimentale.

Otto tracce che scorrono via veloci e piacevoli, nonostante densità e spessore delle atmosfere. Brani dilatati e allungati, ma senza perdere in intensità: una Hobo Blues condotta con incedere ancheggiante fino a quasi dieci minuti di durata, grandi classici come Love blues e The World Today riportati a nuova vita. Acide, lancinanti, disperate le reinterpretazioni di Sever You Right to Suffer e Country Boy; meravigliosamente allucinata The Motor City’s Burning.

Un lavoro sicuramente sentito ed ispirato, lontano anni luce da quella brutta abitudine di fare un album di cover solo per avere un feticcio in più al banchetto dei dischi.

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