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Anamnesi – La Proiezione Del Fuoco

2017 - Dusktone
black metal / doom

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Tracklist

  1. Origine Prima
  2. Fautor Imperii
  3. La Proiezione Del Fuoco
  4. La Precessione Degli Equinozi
  5. Lo Ierofante Dei Misteri
  6. Apathanatismos
  7. I Sette Raggi Del Myste

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Ascoltare gli Anamnesi è sempre stata una sorpresa che si evolveva album dopo album. Inizialmente quando sentii il primo lavoro dal titolo omonimo alla one man band, Anamnesi del 2010, composta dal solo Emanuele Prandoni, rimasi un attimo sorpreso. Essendo abituato al growl e allo scream dei mitici gruppi della vecchia scuola del black metal nord europeo, sentir cantare questo genere in lingua italiana, all’inizio mi fece una strana impressione. Impressione che svanii subito dopo aver ascoltato la prima traccia del primo album Anima Al Fronte: un black metal limpido, graffiante e struggente.

Negli anni, passando per altri due album, Descending The Ruins Of Aura 2012 ed Erimanto del 2015, mi sono sempre più convinto delle potenzialità che Emanuele dimostrava nel comporre, suonare e cantare, tutto rigorosamente da solo, questa tipologia di metal estremo. Nella sua visione personale, il polistrumentista e cantante, originario di Oristano, definisce la sua evoluzione artistica come un passaggio graduale da un atmospheric black metal ad un genere, da lui stesso definito, come solar metal.

Questa evoluzione lo ha portato a concepire la sua ultima creazione: “La Proiezione Del Fuoco“, uscito alla fine di Maggio di quest’anno. Sette tracce di un metal rude con delle tonalità, degli arrangiamenti ed uno stile che comunica una certa solennità ed autorevolezza: forse è proprio questo a ricondurre il suo linguaggio musicale ai  termini solar metal. Già dalla prima traccia Origine Prima si percepisce un tono devastante e solenne, quasi un’invocazione rabbiosa a un dio pagano. Una rabbia che sembra placarsi nella parte centrale del brano, quasi come se quell’invocazione cessi di colpo, per poi riesplodere, gradualmente, definendo a lettere di fuoco  l’origine della natura umana secondo gli Anamnesi e il principio di questo disco.

Fautor Imperii, nel testo, sembra essere un discorso di un generale ad un esercito dell’antico impero romano: la violenza e la solennità della musica, arrangiata benissimo ed eseguita magistralmente, ci conferma come questo artista sardo sappia fino in fondo cosa vuole ottenere. Batteria precisa e martellante, definisce ritmiche che spaziano dal doom, al black arrivando così al solar, quasi come se queste violente invocazioni si levassero da terra fino a voler raggiungere la solennità della divina stella solare. Con la titletrack dell’album, La Proiezione Del Fuoco si riprende il black metal classico, così brutalmente classico da ricordare le gesta epiche di gruppi come Gorgoroth e Marduk. La maestosità del solar metal esplode rigogliosa e potente in La Processione Degli Equinozi: anche qui non manca la voce growl dissacrante che di nuovo, guardando il sole, esplode in un inno di rabbia e violenza. Anche qui la chitarra taglia come una lama definendo arrangiamenti straordinari, accompagnati da una tecnica sublime nell’esecuzione dove riff e power chord distorti si uniscono, dando vita ad entusiasmanti scenari oscuri. Lo Ierofante Dei Misteri irrompe feroce, con sezioni di archi, cori bassi e cupi che mantengono lo sfondo doom fondendolo con il black. Anche in questo caso permane lo stile evocativo, che  richiama, nel testo, addirittura gli antichi misteri greci eleusini della dea Demetra.

Apathanatismos forse è la traccia che più rappresenta lo stile celebrativo del solar metal: musica caratterizzata da riff lenti, plumbei e distorti che fanno da sfondo ad una vera e propria preghiera recitata per la metà del brano esplodendo, nel ritornello, in un devastante doom che penetra, come una lama, nella carne di chi ascolta. Quella lama affonda ancora di più attraverso le sonorità della traccia con la quale Emanuele si congeda e conclude l’album: I Sette Raggi De Myste pezzo conclusivo e ricco di quel fascino di invocazione, quasi una preghiera, sempre dedicata al sole, che, con un brutale black accompagnato da sprazzi doom, chiude le porte di questo lavoro attraverso le parole di un coro che recita: Deo Soli Invicto Mithrae (dio sole di Mitra mai sconfitto).

Innegabile il talento di questo autore, polistrumentista e cantante nostrano. La scelta dell’italiano nei testi, lo stile protosacrale di quella che sembra essere quasi un’ode antica, sparata verso il cielo con rabbia, oscurità e toni devastanti: questi son i tratti costitutivi del particolare e forse unico solar metal, partorito dalla mente di Emanuele Prandoni. Un lavoro eccellente, da consigliare a tutte le black masses del bel paese e straniere. Sicuramente riascolterò questo album con piacere, aspettando che il sole ispiri ancora Emanuele per un nuovo lavoro.

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