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Petrolio – Di Cosa Si Nasce

2017 - Taxi Driver Records / Screamore/ Brigante Rec. / Dreamingorilla/ Toten Schwan/ Vollmer Industries/ Dio Drone
elettronica / sperimentale

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Tracklist

1. El Coco (Do You Know Babau?)
2. Eating Lights Slowly
3. Le Spit's Treee
4. Los Suburbios
5. Le Bot Noir
6. La Mater De Odio
7. VS:US


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Depositario di un’idea di materia oscura e ribollente fin dal nome, Petrolio è una creatura irrequieta generata dalla mente e dalle macchine di Enrico Cerrato, bassista degli astigiani Infection Code. La passione per l’elettronica già manifestata con la band, nonché col progetto Gabbiainferno, ha qui modo di essere protagonista assoluta ed evocare scomodi fantasmi. Attitudine industriale, feedback noise, synth, campioni e strumenti, convergono in questa ideale colonna sonora di una distopia incombente. Il colore dominante è, ovviamente, il nero. Il messaggio di fondo potrebbe tranquillamente essere: “Don’t be happy: worry”.

Lavoro altamente atmosferico ed immaginifico, “Di cosa si nasce” è un calderone di influenze e visioni musicali mai veramente caotico, la cui struttura si rivela estremamente solida ascolto dopo ascolto. Si parte coi suoni brillanti e le reminiscenze big beat di “El Coco (Do You Know Babau?)” per proseguire con l’incedere inquietante di “Eating Lights Slowly”, costruita attorno a un giro di pianoforte tanto semplice quanto efficace. Degna conclusione di questo climax ascendente è costituita da “Le Spit’s Treee”, in cui urla liberatorie divengono un tutt’uno con violente distorsioni. Giungiamo così a “Los Suburbios”, sorta di core dell’opera, proiezione mentale di uno scenario desolato e desolante su di un tappeto che mescola sapientemente tutti gli elementi chiave del disco. La lunga e lenta cavalcata costituita da “Le Bot Noir”, giocata sull’alternanza tra staticità e movimento, è l’opportuno preludio alla deflagrazione di “La Mater de Odio”, il cui potenziale distruttivo pare volutamente mantenuto sommesso.

“Se solo fossi vissuto fino a quel momento… Non un secondo di più… Sarebbe stato perfetto”.  Questa frase estrapolata dalla serie culto “Breaking Bad” introduce “Vs/Us”, potente e rumorosa conclusione di questo scandagliamento dei propri abissi interiori. Avvalendosi intelligentemente di alcuni attimi di pausa, Enrico coglie di sorpresa l’ascoltatore con le ultime staffilate. Dissolvenza e titoli di coda. Aldilà dell’ottima stratificazione sonora che permette di cogliere nuovi particolari anche dopo diversi ascolti, ciò che stupisce in “Di cosa si nasce” è il suo essere assolutamente fruibile pur mantenendo ben in evidenza il proprio carattere sperimentale. Eccellente sottofondo per film mentali e riflessioni notturne.

Volere inquadrare in un genere specifico una musica così marcatamente ibrida, risulta tanto ostico quanto inutile. Sicuramente gli amanti di industrial, drone e un certo tipo di big beat oscura troveranno pane per le proprie orecchie. Ma il background del disco è talmente trasversale che è difficile immergervisi senza rilevare elementi che incontrino il proprio gusto. Sapiente commistione di esperienze e umori contrastanti, risplendente pur nella sua oscurità in questo 2017 italiano così parco di uscite interessanti.

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