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Mutoid Man – War Moans

2017 - Sargent House
metal / punk-hc

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Tracklist

1. Melt Your Mind
2. Bone Chain
3. Micro Aggression
4. Kiss of Death
5. Date with the Devil
6. Headrush
7. Irons in the Fire
8. War Moans
9. Wreck and Survive
10. Afterlife
11. Open Flame
12. Bandages


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Terzo lavoro in studio per i Mutoid Man, band capitanata dal talentuoso chitarrista dei Cave In Stephen Brodsky (anche alla voce) ed affiancato da ottimi musicisti, quali appunto Ben Koller dei Converge alla batteria e Nick Cageo al basso. La formula rimane tutto sommato invariata rispetto al precedente Bleeder, anche se il tutto risulta solo più veloce e diretto se possibile. I rallentamenti e le influenze stoner e desertiche del precedente disco sono infatti quasi totalmente soppiantati da ritmiche decisamente più hc-punk, metal e sludge, a volte mischiate insieme. Risulta molto difficile dire con certezza che genere suonino i Mutoid Man; Bone Machine e Date With The Devil sono degli ottimi esempi in tal senso.

Una caratteristica che invece rimane invariata è la voglia di divertire, perché “War Moans” alla fine risulta un disco tutto sommato piacevole e giocoso musicalmente parlando, e ciò è dovuto anche al fatto che c’è una buona dose di melodia: i pezzi hanno quasi sempre un refrain orecchiabile che facilmente si stampa in testa. Altro aspetto immutato è la capacità tecnica e di esecuzione del power trio, decisamente notevole e sopra la media. I brani sono tutti di breve durata e risultano immediati, caratterizzati da frenetiche scariche elettriche accompagnate da impeccabili smitragliate di batteria, esclusion fatta per la conclusiva e quasi epica Bandages, una sorta di eterea “ballad” che vede come ospite ai cori Chelsea Wolfe, presente anche in Wreck and Survive, altro brano (per chi scrive il migliore del disco) che si distingue maggiormente dal resto del disco, con il suo sapore post-hc e con le sue chitarre noise e l’ottimo lavoro dietro alle pelli.

Tutte le tracce che compongono “War Moans” si susseguono una dietro l’altra in maniera frenetica, e in brani come Micro Aggression, Headrush, Irons In The Fire si può apprezzare tutta la maestria di Stephen Brodsky nel suonare la sei corde; ancora, la title track, Afterlife ed Open Flame sono delle schegge impazzite sparate a 200 km orari e che non lasciano il tempo di respirare. Ed è forse proprio solo questo il difetto di un lavoro che alla fine lascia un po’ l’amaro in bocca, perché proprio quando si sta incominciando ad apprezzarlo giunge prematuramente al termine.

Intendiamoci, “War Moans” rimane un disco piacevole da ascoltare e fatto molto bene, con ottimi pezzi ed intuizioni ma quella sensazione di incompiuto rimane sempre lì dietro l’angolo a far compagnia. Peccato!

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