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Nine Inch Nails – Add Violence

2017 - The Null Corporation
industrial / elettronica / synthpop

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Tracklist

1. Less Than
2. The Lovers
3. This Isn't The Place
4. Not Anymore
5. The Background World


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Come fa Trent Reznor a risultare credibile, dopo tanti anni, con i suoi ritornelli che si incollano al cervello e le rime baciate che più baciate non si può? Come fa, dico io, a farlo sempre così tanto bene da non stancare mai e non sembrare mai fuori luogo? Segreto di fabbrica, si potrebbe dire. Segreto di Thelema, direbbero i più occultisti tra voi che ancora adorano, sul proprio altare cyberpunk, i Nine Inch Nails.

Com’è, come non è, eccoci qua ancora una volta ad andare in delirio ad ogni nuova uscita di ogni nuova incarnazione della band, o della sua incarnazione, ogni volta diversa. Sembra che ora in via definitiva i NIN siano formati dalla premiata ditta Reznor/Ross e nulla sembra volerli distrarre dalla propria missione di forgiatori di disagio a 360°. Dimenticatevi di “Not The Actual Events”, dimenticatevi della sua virulenza punk, dimenticatevi del suo essere “unfriendly” e “fairy impenetrable” perché il nuovo “Add Violence” è tutt’altra cosa.

Accessibile, morbido, accurato come un cecchino in frac ma tutt’altro che accomodante. I 5 brani che vanno a comporre il nuovo EP del duo più che un’evoluzione sembrano metterci di fronte ad un aggiornamento del sistema. Se con il precedente lavoro Reznor ha voluto recuperare le armi d’assalto, con questo nuovo capitolo nell’ormai sterminata discografia della creatura in questione il padrone di casa sembra andare a ripescare una determinata sinuosità/sensualità ed una devianza della materia elettronica in senso stretto che ha sparso, in passato, nei dischi a cavallo tra vecchio e nuovo millennio.

Quindi se l’opener LESS THAN sembra una spingarda caricata a denti d’acciaio caduti per l’eccesso di (synth)pop ultra eighties uscita dopata dalle spire dal modus operandi di “With Teeth” troverete uno specchio altamente distorto di una materia electro-spastica e vellutata su THE LOVERS, che sanguina Burial e contrappunti taglienti. THIS ISN’T THE PLACE è la ballad elettrogenetica della Loggia Nera e sembra attingere copiosamente ad una fonte di orrore oscuro atta a battezzare una nuova vita nella macchina reznoriana.

La richiesta di un’aggiunta di violenza del titolo viene pienamente accontentata nella disturbante NOT ANYMORE nella sua bipolarità dance floor/campo di battaglia si destreggia su movenze laceranti ed assordanti, ingrassata da violenza a 6 corde e spinte al confine tra digitale e analogica necessità di spaccare la faccia all’ascoltatore. Gli 11 minuti della conclusiva THE BACKGROUND WORLD confondono le acque, dal passato più remoto sembra far capolino l’intenzione porno-industrial della famigerata Closer subito accartocciata in un suono sfasciato tra lamiere noise arrugginite ed incancrenite.

Di certo meno interessante del suo predecessore, forse più retromaniaco che mai e furbacchione senza mezzi termini, “Add Violence” non manca di farci bagnare ed intirizzire tutti perché bello è bello ma, forse, potrebbe essere semplicemente il passaggio verso un terzo capitolo (ricordatevi che è atteso un altro EP entro la fine dell’anno) d’altra caratura.

Certo è che i Nine Inch Nails si possono permettere di occhieggiare senza mai essere scontati o deboli il che probabilmente ci rassicura evitandoci il disamoramento.

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