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Funcrusher: l’incredibile carriera di EL-P a vent’anni dal capolavoro dei Company Flow

Company Flow

Immaginatevi un pugile che si picchi di vincere il titolo dei pesi massimi combattendo con un solo braccio. Decisamente presuntuoso e incosciente no? Eppure è difficile non constatare come tali discutibili qualità, abbiano giocato un ruolo fondamentale nell’ascesa dei Company Flow a gruppo di culto. Imperniato attorno all’irregolarità dei beat di El-Producto, vero deus ex machina del progetto, talento visionario impegnato a destreggiarsi tra le macchine e il microfono, nel Giugno ’96 l’EP “Funcrusher” deve avere fatto ai b-boy newyorkesi, grosso modo lo stesso effetto di vedersi atterrare un’astronave aliena nel cortile di casa. Non va certamente sminuita l’importanza degli altri due terzi del progetto: i flussi lirici iper tecnici di Bigg Jus e gli scratch killer di Mr. Len, spesso parte integrante delle produzioni.

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“Cercavo di fare dei pezzi alla EPMD ma a quanto pare sono troppo strano e quello che ne veniva fuori era quest’altro suono”
(El-P in un’intervista)

Ormai consolidato come fenomeno di massa e parte del bagaglio musicale degli audiofili, l’hip hop era nel pieno di quella unanimemente considerata la sua stagione migliore. Grandi album pieni di talento e creatività vendevano milioni di copie. A essersi un po’ fossilizzato sugli stessi schemi semmai, era proprio l’underground bazzicato dai tre e puntualmente irriso nelle loro rime. “Yo eyes get blind like Tupac gettin’ shot in the lobby. Most MC’s styles is robbery of my freestyles as a hobby”. Oltre a distinguersi per l’approccio assolutamente atipico alla stesura dei tappeti sonori, oscuri, ipnotici, obliqui e disturbanti, i Co Flow introdussero una nuova cifra stilistica anche sul versante lirico. Arroganza e sarcasmo andavano di pari passo con citazioni sci-fi, manifesta insofferenza nei confronti dell’ordine costituito e un certo gusto per il grottesco e il politicamente scorretto. Tanto valse alla crew numerosi passaggi al celebre show radiofonico di Stretch Armstrong e Bobbito Garcia e 3000 copie vendute. Non poco per un EP totalmente autofinanziato e disponibile solo nel formato del doppio vinile.

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Puntuali come cambiali, svariate etichette iniziarono a contattare il trio nella speranza di strappargli una firma in calce a un contratto (sì, allora era possibile). Sarà solo la neonata Rawkus Records, fondata da due appassionati di hip hop e sostenuta economicamente dal figlio di un magnate delle telecomunicazioni, ad accettare le loro condizioni: nessuna interferenza nel processo creativo, mantenimento della proprietà del master vita natural durante e il 50% dei guadagni netti. A sette delle otto tracce componenti l’EP ne vengono presto aggiunte dodici nuove di zecca. Il tutto viene riversato in quello che a tutt’oggi (e a ragion veduta) viene considerato uno dei più avanguardistici album nella storia dell’hip hop: “Funcrusher Plus”, uscito il 28 Luglio 1997.

Opera prolissa e spregiudicata, volutamente pesante e difficile da ascoltare, l’album è un vero e proprio attentato ai padiglioni auricolari. La violenza visionaria di “8 Steps to Perfection”, i suoni robotici che scandiscono la battaglia spaziale messa in scena sul groove di “Collude/Intrude”, gli incubi distopici di “Population Control”, i controtempi e il sitar abrasivo al limite dell’ascoltabile di “The Fire In Which You Burn”… Tanti e tali furono gli elementi di rottura col passato, anche recentissimo, del genere, da non potere fare altro che dividere nettamente gli ascoltatori. L’operato della giovane etichetta sul versante promozionale si rivelerà però fallace. A dispetto di ciò, la crew riuscirà a esibirsi con un buon seguito di pubblico in tutto il mondo. Divergenze circa la visione artistica da perseguire porteranno Bigg Jus ad allontanarsi dal gruppo già a metà del ’99. Pressati dall’etichetta per dare alle stampe un degno successore del loro brillante esordio, El-P e Mr. Len optano per il suicidio commerciale. “Little Johnny From The Hospitul” è una raccolta di strumentali stralunate e ardite, primo assaggio delle velleità industriali che caratterizzeranno la carriera solista del Producto e sorta di addio silenzioso al progetto.

Il naufragio di un progetto di tale portata avrebbe scoraggiato chiunque. Ma non il signor Meline, che già nel 2000 apre la sua etichetta Def Jux, destinata a divenire sinonimo di sperimentazione nel rap del terzo millennio. Tra gli altri, si accaparrerà nomi di notevole spessore come i cyber rapper Cannibal Ox, il super liricista Mr Lif, il favolista moderno Aesop Rock, l’eclettico producer RJD2 e la mina vagante Cage. Nomi destinati a marchiare a fuoco la prima metà degli anni zero e i cui futuristici lavori donano nuova linfa allo stagnante sottosuolo della Grande Mela. Certo, l’alta rotazione su MTV rimarrà destinata a papponi e spacciatori ma il microcosmo della musica alternativa si renderà ben presto conto di non potere ignorare un simile fermento creativo. Quanto al patron, fornisce beat spigolosi a tutti gli artisti a lui associati, dissemina qua e là qualche strofa e trova pure il tempo per scrivere e prodursi il primo album solista. “Fantastic Damage” giunge sugli scaffali dei negozi il 14 Maggio 2002. E nemmeno a dirlo, sancisce un ulteriore step evolutivo nella funambolica visione musicale dell’artista. La contaminazione elettronica e l’uso dei synth divengono, insieme alle batterie dall’andamento sempre più imprevedibile, il marchio di fabbrica di El-P.

Non pago di avere alzato così tanto l’asticella del livello raggiungibile da un mc/producer, un paio d’anni dopo dirige e registra l’ensemble jazz/fusion del pianista Matthew Shipp. Le registrazioni del gruppo vengono poi sapientemente sezionate, distorte, arricchite e risuonate in studio dall’artista. Il risultato finale prende il nome di “High Water” e stupisce ancora oggi per freschezza e inventiva.

Sebbene gli addetti ai lavori si mostrino restii quando non apertamente ostili nei confronti di una proposta così tanto fuori dagli schemi, Jaime inizia a guadagnare estimatori e stringere amicizie con musicisti di un certo calibro. Qualche nome? Trent Reznor dei Nine Inch Nails, i Mars Volta e la cantautrice Cat Power. Artisti che guarda caso, tre anni dopo, ritroviamo a impreziosire col proprio contributo la sua seconda fatica solista “I’ll Sleep When You’re Dead”. Ancora una volta vengono toccate vette impensabili. Ormai non ha più senso parlare di rap o hip hop quanto di tentativi di raggiungimento di una musica, per così dire, totalizzante.

Anche le migliori cose hanno purtroppo una fine. Così sarà anche per la Def Jux, il cui presidente nel 2010 dichiarerà a malincuore di dovere porre una pausa a tempo indeterminato alle pubblicazioni a causa di problemi finanziari e gestionali. I profondi sconvolgimenti nell’industria musicale purtroppo non faranno sconti a nessuno. Men che meno a un roster di artisti sempre più dediti a perseguire le proprie idee con coraggio e coerenza che a ingraziarsi i favori del pubblico.

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2012: l’anno dell’ipotetica fine si rivelerà invece per il Lirycal Punisher quello della rinascita. Perseguita innanzitutto licenziando un’ennesima lezione di stile che verrà intitolata “Cancer For Cure”. Secondo e più importante avvenimento: l’inizio del fruttuoso sodalizio con il rapper Killer Mike a cui produrrà per intero lo splendido album “R.A.P. Music”. Unione tanto imprevedibile quanto fruttuosa che come molti sapranno, di lì a poco porterà alla nascita del dinamico duo Run The Jewels.

Il discorso che i due stanno portando avanti, giunto ormai al terzo album, non è ancora Storia ma sta attualmente scrivendo alcune delle pagine più felici del rap odierno. Incuranti di qualunque direzione stia prendendo il mercato, il gruppo porta avanti da quasi un lustro un discorso personale fatto di irruenza lirica e contaminazione coi generi più disparati. Con un incredibile favore di pubblico e critica che sa proprio di rivincita dopo anni passati in sordina nonostante i numerosi e splendidi lavori dati alle stampe.

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Va inoltre detto che senza il coraggio e la determinazione di El-P nel perseguire il proprio impervio percorso, sarebbero stati impensabili quelli che oggi sono considerati i più significativi progetti di rap alternativo: dai Dälek a Danny Brown, passando per la scuderia di casa Anticon, altro colosso dell’hip hop sperimentale di inizio millennio e la follia dei cLOUDDEAD, sono in molti ad avere indicato nel rapper e producer newyorkese un punto di riferimento. Una carriera ultra ventennale i cui soli bassi sono stati registrati a causa della miopia e dell’incuranza di un pubblico addomesticato da video pacchiani e facili motivetti. Dopo tanti sacrifici e un’invidiabile coerenza artistica e ideologica, il nostro eroe può finalmente godersi un posto di primissimo piano nel music biz.

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