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Elder – Reflections Of A Floating World

2017 - Stickman Records
stoner / heavy-psych

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Tracklist

  1. Sanctuary
  2. The Falling Veil
  3. Staving Off Truth
  4. Blind
  5. Sonntag
  6. Thousand Hand

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Gli Elder non inventano nulla di nuovo, ma lo fanno stradannatamente bene. Potrebbe chiudersi sinteticamente qui la recensione del nuovo lavoro “Reflections of A Floating World“, ma io che ci starei a fare? Quindi cerco di spiegare meglio il concetto: il disco riprende la direzione artistica intrapresa dal precedente e bellissimo “Lore“, che già aveva messo d’accordo pubblico e critica in termini di apprezzamento. In questo nuovo lavoro gli ingredienti già presenti nell’album precedente sono rafforzati o ampliati, come per quanto riguarda le aperture psichedeliche o sporadicamente prog (non parlo di tecnicismo freddo e fine a se stesso, ma lo intendo alla maniera dei maestri King Crimson), le pause desertiche, le accelerazioni improvvise, gli assoli lisergici ma funzionali, ed infine una capacità di scrittura decisamente al di sopra della media.

Detto ciò, quindi, cosa si può chiedere di più alla band di Boston? Molti potrebbero dire nulla, ma loro hanno deciso di fare un ulteriore passo in avanti aggiungendo un’altra chitarra, dei synth, Mellotron, Fender Rhodes ed un pedal steel. Ciò ha conferito a “Reflections of a Floating World” un maggior dinamismo, in realtà già elevato in precedenza, ma soprattutto una sostanziale aggiunta di sfumature, oltre che ovviamente un arricchimento negli arrangiamenti.

Ritengo che nel 2017 suonare un genere nato circa cinquant’anni fa e che ha visto lavori memorabili, in un panorama musicale hard-rock/stoner/heavy psych/doom  trito e ritrito dove l’innovazione non è certo né facile né spesso contemplata anche per ragioni di mercato, sia davvero un compito arduo. Ciò nonostante, gli Elder sono riusciti nel difficile compito di rendere la loro proposta il più possibile personale e riconoscibile, prendendo la lezione impartita da mostri sacri quali Led Zeppelin, King Crimson, Pink Floyd e Motorpsycho e plasmandola in maniera propria.

Il disco è composto da 6 brani, tutti decisamente lunghi a livello di minutaggio. Ciò nonostante, grazie alle qualità sopra elencate, l’ascolto non risulta per niente pesante. Il riff di chitarra iniziale doom e saturo di fuzz di Sanctuary apre il lavoro evidenziando fin da subito le caratteristiche peculiari della band. Una intro psichedelica “pinkfloydiana” apre la successiva The Falling Veil, che poi si sviluppa con sali scendi da brividi, quasi come una sorta di montagna russa musicale, fatta di improvvise accelerazioni musicale e cambi di ritmo repentini. Stesso discorso vale per Staving off Truth, con un finale che rimanda ai migliori Motorpsycho, tra l’altro loro compagni di etichetta.

Un giro di basso ripetitivo e pulsante è il tema principale e costante di Sonntag, una parentesi dal più ampio respiro ed un sorprendente e riuscitissimo mix di kraut e post rock, il tutto con chitarre desertiche in stile Colour Haze, altra band che ha sicuramente influenzato il sound degli Elder. Tutto ciò è una sorta di preparazione al vortice finale di Thousand Hands, brano con continui cambi di registro e di ritmo super fluidi, che chiude alla perfezione un disco suonato da musicisti decisamente ispirati e talentuosim che ancora una volta hanno fatto centro.

Inutile dire che ritengo senza grossi problemi ed con largo anticipo Reflections of Floating World il disco dell’anno per quanto riguarda l’universo stoner/heavy-psych.

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