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Mighty Oaks – Dreamers

2017 - Vertigo Berlin
folk / indie

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Tracklist

1. All I Need 
2. Be With You Always 
3. Burn 
4. Call Me A Friend 
5. Don't Lie To Me 
6. Dreamers 
7. Dust 
8. Higher Place 
9. Look Inside 
10. Never Look Back 
11. Raise A Glass 
12. The Great Unknown


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Ci sono un americano, un inglese e un italiano che vivono a Berlino… sembra l’inizio di una barzelletta, invece non è altro che l’incipit della storia dei Mighty Oaks. Correva l’anno 2010, Ian Hooper (USA) e Craig Saunders (UK) all’epoca abitano ad Amburgo e diventano amici mentre tentano di intraprendere carriere soliste; qualche mese dopo ad un piccolo festival di musica acustica conoscono l’italiano Claudio Donzelli e così, date le comuni inclinazioni folk-rock, decidono di registrare un paio di EP; nel 2014 arriva il primo disco, “Howl“, che ottiene un buon successo in diversi paesi europei.

Nel 2015 i tempi sono maturi per tornare a respirare aria di casa, così ciascun membro della band torna per un po’ nel proprio paese d’origine. L’idea per la stesura del secondo disco è quella di trarre ispirazione dai luoghi in cui la prospettiva di intraprendere una carriera nella musica sembrava solo un bel sogno.

Dreamers“, il secondo disco per l’appunto, è stato registrato nell’autunno del 2016 e pubblicato il 24 marzo di quest’anno. Durante la fase di registrazione viene rilasciato il singolo Horsehead Bay, una canzone suonata spesso durante i concerti ma mai rilasciata in maniera ufficiale, questo pezzo diventerà anche la colonna sonora di uno splendido documentario che racconta il ritorno a casa dei tre ragazzi.

Una strofa del brano recita queste parole:

“And by my father I was told that where you come from is gold and it don’t matter where you go, it ain’t never gonna feel quite like home. And I’ve been weathered and aged from days spent out in the rain and I got a feeling in my heart that I’ll go back to the start”.

“Mi è stato detto da mio padre che il posto da cui provieni è oro e non ha importanza dove si va, non ci si sentirà mai davvero come a casa. Sono stato segnato dalle intemperie e sono invecchiato a causa dei giorni trascorsi sotto la pioggia e ho la sensazione nel mio cuore che tornerò dove tutto è cominciato”.

Pare che il ritorno a casa sia stato proficuo, infatti “Dreamers pur essendo permeato dalla nostalgia è al contempo traboccante di consapevolezza e speranza. 

L’album si apre con la suadente All I Need, un invito a non lasciarsi seppellire da chi vive seminando meschinità; segue il primo singolo estratto, la vivace Be With You Always, da cui trapela un’esortazione a non temere il cambiamento e a non amare con parsimonia; l’atmosfera torna lieve con Burn che racconta l’evoluzione di un sentimento che brucia nonostante l’incedere del tempo. La tematica dell’amore irrequieto è ripresa anche in Call Me A Friend e in Don’t Lie To Me; la canzone che dà il titolo al disco è invece un inno al candore dei sognatori, la cui spensieratezza viene però schiacciata dal disincanto che emerge dalla più inquieta Dust.

Si torna a respirare quel sentimento di luminoso ardore, che è diventato quasi un marchio di fabbrica per il sound dei Mighty Oaks, nella traccia n. 8, Higher Place. Di seguito Look Inside, un lucido atto di coscienza esaltato da una melodia che esplode in un crescendo continuo. In Never Look Back si fa strada il desiderio di non arrendersi ad una vita prestabilita; mentre in Raise a glass c’è l’amara consapevolezza del tempo che scorre e la dolce consolazione che si può tornare a splendere nonostante le avversità. In chiusura The Great Unknown, l’gnoto che spaventa e affascina allo stesso tempo.

“La malinconia è la gioia di essere tristi” asseriva tanto tempo fa un certo scrittore francese, ecco in qualche modo le canzoni dei Mighty Oaks sono sempre intrise da questa dualità; pianoforte e violino rendono l’insieme sontuoso, mentre il mandolino conferisce quel tocco brillante e vivido che esalta il timbro vellutato di Hooper, voce calda dalle venature blues capace di evocare l’incanto della produzione di Ray LaMontagne.

Dreamers” è un disco corale che riflette pienamente l’alchimia all’interno del gruppo, un disco capace di catapultare l’ascoltatore in una zona di conforto in cui ci si può concedere il lusso di esplorare la parte più viscerale di se stessi.

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