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Cresceranno I Carciofi A Mimongo, di Fulvo Ottaviano

Cresceranno I Carfiofi A Mimongo

Scheda

Titolo originale: id.
Regia e Montaggio: Fulvio Ottaviano
Soggetto e sceneggiatura: Francesco Ranieri Martinotti, Fulvio Ottaviano
Fotografia: Marco Cristiani
Suono: Fabio Felici
Musica: Gianandrea Tabacchi
Costumi: Cristina Francioni
Nazione: Italia
Anno: 1996
Scenografia: Massimo Maccari,Francesco Ranieri Martinotti
Genere: Commedia
Durata: 80’
Cast: Daniele Liotti, Valerio Mastandrea, Francesca Schiavo, Piero Chiambretti, Simona Marchini, Piero Notoli, Rocco Papaleo
Uscita: 21 novembre 1996
Produzione e Distribuzione: Cecchi Gori Group

 


Sergio Baldini è un venticinquenne laureato in agraria che convive con il suo amico Enzo in una casa alla periferia di Roma. Per riuscire a trovare lavoro Sergio acquista “La guida pratica per trovare lavoro”, scritta da Ermanno Lopez. Al tempo stesso davanti a lui, e con gli inevitabili ricordi provenienti dal passato, si ripresenta la sua ex fidanzata: Rita, prossima al matrimonio con Alex.

La voce di Piero Chiambretti che legge il manuale di Ermanno Lopez con velocità e imposizioni degne di un ordine irrevocabile. Il bianco e nero quale sfondo di una pellicola generazionale che si può tranquillamente definire la versione Italiana di Clerks, del regista indipendente Kevin Smith, e anch’essa girata in assenza di colore. Un Daniele Liotti serio e alla sua prima vera pellicola d’impatto e affiancato da un Valerio Mastandrea nel ruolo di ‘filosofo – fancazzista’ della primissima ora, sua la celebre: “ma scusa… i nostri genitori si sono fatti il culo per mettere da parte un minimo di denaro …. E diamo loro un minimo di soddisfazione … FACCIAMOCI MANTENERE !!!!”.

Un film dotato di un’aurea di amore non corrisposto unito a scene al limite del grottesco e che di lì a qualche anno sarebbero diventate il triste leit-motiv di ogni laureato, alla disperata ricerca di un lavoro, il tutto unito a personaggi di contorno con camei capaci di strappare ben più di qualche risata ma riflessioni molto profonde riguardanti affetti e vita di ogni giorno.

L’opera prima di Fulvio Ottaviano, premiata con il David 1997 per la migliore pellicola di un regista esordiente, rivista a oltre due decadi di distanza non risente degli anni che passano, non fosse per la presenza dei VHS e l’assenza di Smartphone e cellulari di vario tipo, ma anzi guadagna sempre più credito dopo ogni visione e può essere osservata come un tentativo riuscito di narrare sorridendo i venticinque – trentenni di venti anni fa. Una sorta di Ultimo Bacio ante litteram con molto da dire e molto meno incentrato sul senso di vacuità dettata dal tempo che passa.

 

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