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Interviste

Intervista a UNÒRSOMINÒRE

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A 6 anni di distanza da “La Vita Agra“, Unòrsominòre – al secolo Emiliano Merlin – è tornato con il nuovo album “Una Valle Che Brucia“, prodotto da Fabio De Min (Non Voglio Che Clara) ed edito da DiNotte Records. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere direttamente con lui.

“Una valle che brucia” è il tuo nuovo lavoro, realizzato a distanza di ben 6 anni dal precedente La vita agra. Quali sono le motivazioni di un lasso di tempo così lungo e come ha inciso questo periodo sul risultato finale di questo nuovo lavoro?
Le motivazioni sono di carattere personale: trasferimenti, cambiamenti, fatiche varie, ma soprattutto la volontà di mantenere fede a una promessa fatta a me stesso, overo quella di non pubblicare nulla solo per il dover farlo, ma di aspettare di avere di nuovo qualcosa di interessante da dire, trovando il modo giusto per dirlo. Nel frattempo sono diventato più vecchio e ancora più disilluso, non saprei dire come questo abbia inciso ma in qualche modo lo avrà fatto sicuramente.

Cosa significa per il tuo lavoro la produzione di Fabio De Min dei Non Voglio che Clara?
La mano di Fabio è sempre molto evidente a livello sonoro, la sua produzione meticolosa e cristallina è un marchio di fabbrica che ho voluto fortemente anche questa volta. Gli ho spiegato quali sonorità cercavo e le abbiamo perseguite.

Quali sono le differenze più evidenti tra questo disco e i tuoi lavori precedenti?
La differenza maggiore cn ii lavori precedenti sta proprio nell’ambientazione sonora, molto più scarna, sintetica, fredda; ho lasciato le chitarre in secondo piano dando spazio a sintetizzatori poveri e suoni d’ambiente e ho asciugato le batterie, quasi tutte suonate senza piatti. Sono differenti anche le tematiche dei testi, più universali e meno legate all’attualità politica e sociale italiana. Inoltre questa volta non ho suonato tutto da solo ma ho portato con me in studio Michele, Jonathan e Mauro, i musicisti che mi hanno accompagnato nel tour del 2014.

Il tuo stile autorale è decisamente personale e difficilmente paragonabile a qualcosa di già sentito. Ci sono tuttavia delle figure legate al cantautorato (italiano e non) che hanno influenzato il tuo percorso artistico?
Certo, sono i nomi che faccio da sempre e di cui ho reinterpretato alcune canzoni, sia suonandole dal vivo che includendole nei miei dischi: Gaber, Battiato, Dalla, Fossati, De André, tutti numi tutelari, che mi hanno insegnato come usare la parola e fonderla con la musica, per la quale invece mi rifaccio più alle mie passioni di rock anglofono, dai Soundgarden ai Motorpsycho, dai Beatles a Beck, dai Radiohead ai Talk Talk, dai Cure agli Xiu Xiu.

 

Il tuo nome d’arte, accostato alla tua musica, mi fa pesare ad un essere schivo e defilato, posto ai margini di un regno animale fatto di pavoni e leoni; oppure mi proietta nello spazio, dove vedo una costellazione poco luminosa e lontana dai grandi bagliori delle stelle più appariscenti. Insomma chi è l’Orso minore dietro cui ti celi?
Mi piacciono entrambe le immagini e le trovo piuttosto a fuoco. La rincorsa al presenzialismo e alle modalità social mi ripugna ed è per questo che per l’uscita di UVCB+AL ho evitato qualsiasi preavviso o teaser. Ho semplicemente pubblicato i dischi annunciandolo il giorno stesso. Sono completamente alieno alle logiche che oggi governano il mondo della musica, sia major che non, che si parli di talent show o del cosiddetto giro “indie” che di indie non ha più niente di niente. A volte arrivo all’auto-sabotaggio pur di non scendere a compromessi con quel modo di fare, pensa te come sto messo.

Nelle tue canzoni emergono spesso temi sociali e di forte attualità, espressi sempre in modo totalmente personale, senza mezzi termini o inutile retorica. A spiccare in questo tuo nuovo disco è in questo senso Mattatoio, che esprime con crudezza un’evidente messaggio a favore di un’alimentazione priva di prodotti animali . Ma quanto secondo te la musica può essere mezzo adatto alla veicolazione di un idea così personale? Insomma, complimenti per il coraggio, ma non si rischia di dividere il pubblico?
Certo, e cosa c’è di meglio? Rincorrere i gusti del pubblico non mi interessa, canzoni inutilmente rassicuranti e inclusive le fanno tutti. Il mio obiettivo è suscitare emozioni e far nascere riflessioni, cantando quello in cui credo e che mi sembra necessario dire a voce alta. So bene che in questo modo raggiungo solo un pubblico di ultra-nicchia e che anche in questa minuscola nicchia creo divisioni, ma credo che l’arte serva a questo: colpire, straniare, offrire punti di vista nuovi, creare conflitti interiori che portino al superamento delle attuali contraddizioni. Mattatoio è un manifesto di quello che per me è attualmente il più importante tema etico a livello mondiale, in termini di evoluzione morale del genere umano proprio. Ci sono drammi di ogni genere sul pianeta: guerre, disastri ecologici, migrazioni di massa, schiavitù, ma se non si va al cuore del problema non si arriverà mai alla radice del male.

Ovvero?
Ovvero l’idea che il più forte può fare ciò che vuole del più debole. Il modo in cui trattiamo gli animali è la prova dell’incapacità umana di comprendere questo punto, oltre ad essere di per sé un olocausto di esseri senzienti. Una tragedia senza paragoni.

Torniamo alla musica. Cosa rappresenta per Una Valle che brucia l’ Ep Analisi Logica. Cosa aggiunge questa piccola ulteriore opera al tuo nuovo album?
Aggiunge quello che per pasta sonora e tematiche non ha trovato posto nell’album. Ho voluto imprimere una chiara cifra stilistica a UVCB, e i brani più rock avrebbero deviato dall’atmosfera cupa e claustrofobica del disco. Quindi li ho pubblicati a parte, insieme a “pezzali”, che era uscita solo su una compilation.

Credi che risentiremo parlare di te tra altri 6 anni o questa volta passerà meno tempo?
Forse ne passerà anche di più, chi lo sa; oppure forse no. Quello di cui sono certo è che se e quando avverrà, sarà con modalità lontane dal mondo della sedicente scena indipendente italiana, ma anche da quello della discografia in generale. Mi accorgo sempre più di non avere nulla a che fare con tutto ciò.

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