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Dale Crover – The Fickle Finger Of Fate

2017 - Joyful Noise Records
rock / psych / pop / experimental

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Tracklist

1. Chicken Ala King
2. Bad Move
3. The Members Bounce
4. None, No More
5. Hillbilly Math
6. String Bean
7. The Short Con
8. Little Brother
9. Tiny Sound
10. Slide On Up
11. Big Uns
12. Prismo
13. Giant Hunka Cake
14. Fickle Finger of Fate
15. Thunder Pinky
16. Horse Pills
17. There Goes The Neighborhood
18. Our Supreme Leader
19. I Found The Way Out
20. Vulnavia


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Prima, dopo e durante i Melvins Dale Crover è senza ombra di dubbio un freak. Di quelli simpatici, burloni e matti ma pur sempre un freak. D’altronde fa coppia da qualche annetto con quell’altro svitato di Buzz Osborne. Quindi dopo averlo ampiamente dimostrato con la sua band principale, e dopo aver scorrazzato nello stoner/fuzz rock più sporco e minimale con Altamont e Porn è venuto il momento anche per il nostro batterista preferito di andarsene in solitaria.

Un antico adagio vuole che tutti i batteristi, prima o poi, finiscano per piazzarsi dietro il microfono per dar sfogo ai propri pruriti di cantanti mancati. L’esempio più importante non c’è nemmeno bisogno di farlo, tanto più che sarebbe pure topic in questo contesto, almeno prima di diventare una fastidiosa rockstar in stile San Francesco. Ma torniamo a Crover e al suo “The Fickle Finger Of Fate” che dovrebbe essere, almeno nell’intenzione, un disco pop. E alla fine lo è davvero. Ma solo uno matto come Dale poteva inserire in un album pop una marea di intermezzi folli che ricordano più i Throbbing Gristle che i Beach Boys.

Ma ci sono anche i Beach Boys, per davvero, e un sacco di altri rimandi alla musica popolare americana, nel senso più ampio possibile. Una palata di country rock, di zozzume fuzzy, di melodie appiccicose e follia assortita, ecco cosa c’è in questi 36 minuti scarsi di musichina divertente. Ad accompagnare il nostro troviamo i compagnucci di sempre ossia Dan Southwick, Stephen McDonald, Toshi Kasai e nientemeno che la figliola Scarlett. Così, tutti assieme appassionatamente, si lanciano in questo viaggio attraverso la follia.

Come dicevo poco sopra il coraggio di inserire disastri a metà tra le free jazzerie zappiane e il disagio cosmico tanto caro a Genesis P-Orridge e Cosey Fanni Tutti poteva venire in mente solo questo signore qua e infatti schegge come Tiny Sounds, Slide On Up, Prismo, Giant Huna Cake e Chicken Ala King sono un tocco di classe anomala che rende il tutto più strambo che mai. Le stramberie però fanno capolino anche nei brani veri e propri come la serpeggiante ed elettronica Big Uns (Psychic TV strafatti su un disco di Neil Young da queste parti) colpiscono duro, complici le chitarre iper stoner che ballano a destra e a manca. La sorniona e furbetta Bad Move si muove sensuale tra spire di spurio alt-rock con tanto di ritornellone aperto e svolazzante.

La voce di Dale da quel giusto senso di stanchezza che ci piace, si trascina avanti e indietro per i pezzi come se si stesse rompendo i coglioni a casa, senza fare niente. A Hillybilly Math e al suo alt-country allegrone il compito di dare una sveglia ai dormienti, mentre a Little Brother quello di metterli tutti a letto cantando una ninna nanna che sarebbe piaciuta agli Uncle Tupelo. Così come sarebbe piaciuta loro la title track che illude tutti introdotta da un fill di batteria degno proprio dei Melvins per poi trasformarsi in una lieve ballad springsteeniana “imbruttita” da chitarre in botta di fuzz e golosità noise assortite. Chi l’avrebbe mai detto che avremmo trovato anche dell’heavy metal da queste parti? E invece ecco Thunder Pinky e il suo incedere epico e gonfio, quasi come se i Judas Priest avessero finalmente scoperto il piacere delle droghe psicotrope.

There Goes The Neighborhood mette in chiaro che di casa è il delirio (l’amicizia con Patton non può che portare a questi risultati) facendo incetta di neuroni bruciati e percussioni di ogni sorta mentre ci pensa l’ottantiana e glitterata I Found The Way Out a riportare tutto a posto, sempre che per voi la normalità sia una ballata elettrostatica e strappamutande che ai Beatles deve qualcosina.

Se vi dicessi che “The Fickle Finger Of Fate” non è un disco spiazzante ovviamente mentirei. Ma mentirei anche se vi dicessi che da un losco figuro come Dale Crover non mi fossi aspettato qualcosa di così anomalo da essere difficilmente catalogabile (e quando mai?).

Si è sicuramente divertito a mettere insieme questo puzzle, il batterista dei Melvins, e di certo finirete per divertirvi anche voi una volta che sarete entrati nel mood della questione. Date retta ad un cretino.

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