Menu

Recensioni

Dälek – Endangered Philosophies

2017 - Ipecac Recordings
alternative hip hop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Echoes Of…
2. Weapons
3. Few understand
4. The Son of Immigrants
5. Beyond the Madness
6. Sacrifice
7. Nothing Stays Permanent
8. A Collective Cancelled Thought
9. Battlecries
10. Straight Razors?
11. Numb


Web

Sito Ufficiale
Facebook

A un anno dall’ottimo “Asphalt For Eden”, prosegue il nuovo corso dei Dälek, nella recente formazione che vede oltre naturalmente all’mc e beatmaker che presta il nome al progetto, il prezioso contributo del chitarrista Mike Manteca in fase di stesura e co-produzione dei brani e DJ rEK ai giradischi. Sopravvissuto all’abbandono, sette anni or sono, di un producer unico nel suo genere come Oktopus, il gruppo ha risposto spostando il focus su influenze ascrivibili alla branca più rumorosa e sperimentale del rock, a onor del vero da sempre nelle sue corde. Senza ovviamente trascurare il gusto per l’elettronica più audace, vera chiave di volta di alcuni dei lavori pre 2010.

A sorpresa il nuovo materiale poggia le proprie trame sonore sul più classico dei boom bap hip hop: le batterie in quattro quarti picchiano duro, gli scratch fanno frequentemente capolino. I brevi estratti estrapolati da chissà quale polveroso vinile, s’inseriscono con invidiabile naturalezza in contesti marcatamente ambient, cesellati di riverberi shoegaze, strizzate d’occhio a un industrial di matrice reznoriana e raffinati arrangiamenti tendenti al post rock.

Echoes of…  campiona materiale (tra cui pare anche qualcosa di inedito) dei noise rocker canadesi Metz, risultando la classica partenza col botto. Un chitarrone distorto crea un clima tesissimo che sfocia in un hardcore rap da manuale: “…all these so-called leaders fraud spitting lies through weaker jaws. Want us back where we belong, intellect is mourned by the intelligent. Truths once self-evident replaced by vile rhetoric…Content to be your heretic!”. Incassato lo schiaffone, arriva Weapons a distendere l’atmosfera (ma non di certo i toni) con un tappeto di tastiere ed elettronica mimale. Vale invece la pena di coniare il neologismo rapgaze per The Son Of Immigrants e Beyond The Madness, vere e proprie ibridazioni tra l’attitudine dei Public Enemy e il gusto per la distorsione e i filtri dei My Bloody Valentine.

Il pianoforte e in generale tutti i suoni altamente evocativi di Nothing Stays Permanent, sembrano veramente provenire dagli “scarti” di “The Fragile” dei NIN, la quasi interamente strumentale A Collective Cancelled Thought è praticamente musica d’avanguardia, Battlecries recupera addirittura il taglio jazzy tipico di certe produzioni hip hop degli anni novanta miscelandolo con suggestioni post rock. Più in generale, ogni traccia presenta un interessante compromesso tra sonorità atipiche (per un disco hip hop) e una quadratura compositiva perfettamente coerente in sé stessa.

Nei difficili giorni della gestione Trump sono in molti a esprimere il proprio dissenso. Ma pochi riescono a misurare la rabbia e focalizzare bene i bersagli come MC Dälek. Prendendo nettamente le distanze dai toni vittimistici (e diciamolo pure: patetici) di buona parte dei suoi colleghi, il liricista del New Jersey esprime tonnellate di consapevolezza mista a disillusione, conscio del fatto che non possa esserci cambiamento senza sacrificio e che non vi sia alcuna possibilità di modificare i vertici del potere senza passare dalle sue fondamenta.

Una lezione che parecchi dissidenti da bar e da tastiera dovrebbero imparare anche qua da noi. Una “mentalità a rischio d’estinzione”, come da titolo dell’album: mescolando con classe e intelligenza tradizione e sperimentazione, il gruppo ci consegna un lavoro multiforme e compiuto, che non ha paura di osare pur partendo da presupposti ben precisi. Da applausi dal primo all’ultimo secondo.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close